Il capo perfetto: le 10 caratteristiche che deve avere (oggi)

Il buon capo di oggi non è il buon capo di ieri. Gli skills richiesti sono molto diversi nel 2019, e decisamente “raffinati” e inclusivi. Lontani, insomma, dal cliché del semplice bonus per far contenti i dipendenti. Ora ai manager si chiede di più, molto di più, e soprattutto serve una vision diversa. Lo spiega Roberto D’Incau, headhunter & coach, fondatore di Lang&Partners, una delle più note società di consulenza HR italiane, che ha fatto della diversity & inclusion un modo di essere e di intendere il business. Ecco, in 10 punti, quali sono le caratteristiche che un buon capo dovrebbe avere.

Attenzione alle persone

E’ fondamentale, un’attenzione vera, non solo cosmetica. “Vedo troppi executive unicamente orientati ai risultati di breve, poco strategici e poco attenti davvero al loro team. Alla lunga tutto ciò non paga, le aziende implodono perché i team di lavoro sono poco coesi e davvero motivati” dice D’Incau.

Capacità motivazionale

E’ la capacità di attivare non la motivazione estrinseca, fatta di bonus come l’auto che interessano ormai solo gli over 40 o over 50, ma quella intrinseca, fatta di una partecipazione quotidiana anche emotiva al progetto lavorativo. Un capo ispirante sa motivare e di conseguenza fa salire l’autostima del team.

Resilienza 

La resilienza è la capacità di adattarsi al cambiamento: è fondamentale, al cambiamento positivo e negativo, sapere ripartire e non perdersi d’animo, o non farsi travolgere dal successo del momento: sono due facce della stessa medaglia.

Velocità

Il mondo è velocissimo, e il business lo è altrettanto. E’ come navigare in un mare mai calmo, bisogna sapere essere veloci, senza però mai perdere la rotta.

Orientamento all’innovazione

“Spesso si pensa a un leader innovativo come a un genio alla Steve Jobs: in realtà un capo orientato all’innovazione è chi utilizza le tecniche e le metodologie giuste per agevolare il cambiamento, ‘annusando’ il nuovo che è nell’aria e avendo il coraggio di innovare in prima persona, e di far innovare il proprio gruppo” spiega d’Incau.

Creazione del consenso

Sapere creare il consenso è più importante che essere carismatico: molti capi corrono il rischio del  “falso consenso”, quando si pensa di avere il gruppo con se e invece non c’è; bisogna sapere portare il team a guardare nella stessa direzione, accogliendo il dissenso quando serve. Se non c’è vero consenso non c’è azione.

Attenzione alle diversity

Valorizzare le diversity è fondamentale sia per far star bene le persone che lavorano in un gruppo, sia per valorizzare la capacità di innovare che è funzione diretta del livello di diversity di un leadership team: più un team è “diverso”, non omogeneo, più il fatturato legato all’innovazione sale. E’ dimostrato.

Capacità di ispirare

Sapere ispirare fiducia è fondamentale, così come portare il team a condividere davvero il proprio progetto. In generale, le persone fanno un po’ fatica a fidarsi davvero dell’azienda per cui lavorano e dei capi che li guidano: un capo ispirante è come un condottiero in cui l’esercito crede.

Essere visionario

Avere una visione, sapere dove andrà l’azienda nel medio lungo periodo, guardando oltre il presente: non è da tutti, è sicuramente molto importante. Un capo non visionario vive con un orizzonte di breve, pensa a un anno da oggi, e ai propri bonus (troppo spesso). L’azienda però senza un capo visionario non va da nessuna parte.

Concretizzare i progetti

Anche se potrebbe apparire una competenza opposta a quella precedente, in realtà è il suo complementare. Un capo può essere visionario, ma se non riesce a mettere a terra i progetti, con il supporto del suo leadership team, resta un sognatore. Ci vuole molta concretezza, oggi più che mai, perché con la velocità del business che viviamo c’è il rischio di lasciare le cose incompiute, per inseguire la prossima, senza avere concluso nulla di buono.


Comments are closed