Il 2020 è l’anno peggiore da inizio secolo per le immatricolazioni delle auto

Si stima che nel 2020 le prime iscrizioni di veicoli nuovi di fabbrica scenderanno al di sotto degli 1,6 milioni rilevati nel 2013. Una delle cause della brusca frenata nella vendita di autoveicoli è la contrazione del potere di acquisto generato dalle ripercussioni economiche dovute dal lockdown sulle famiglie italiane. In due mesi, marzo e aprile, il crollo medio è stato dell’80%, con 370 mila prime iscrizioni di veicoli in meno, 300 mila delle quali auto. Una condizione che secondo l’Aci porterà il mercato delle quattro ruote a toccare il livello più basso mai registrato da inizio secolo. A monte del rinvio della corsa agli acquisti di nuove auto c’è però anche l’attesa dell’erogazione di incentivi da parte del Governo, come richiesto a gran voce da tutti gli operatori del settore.

Le regioni più penalizzate sono quelle del Sud

Le Regioni più penalizzate nel corso di quello che è stato definito un annus horribilis per il mondo dell’auto sono e saranno quelle del Sud che già oggi presentano un indice di trasferimenti e prime iscrizioni notevolmente più elevato rispetto alla media nazionale, pari a 1,6. Al Sud infatti sono 3,6 gli acquisti di auto usate per ogni acquisto di auto nuove, e le autovetture euro 0-1-2-3 costituiscono il 44,5%, contro una media italiana attestata su 32,5%. In questo scenario pesanti saranno però anche le conseguenze per l’ambiente. Aumenterà, infatti, l’età media delle autovetture in circolazione, che oggi è pari a 11 anni e 5 mesi.

Frenano le auto ibride ed elettriche, risalgono le iscrizioni per le vetture a gasolio

La frenata causata dalla pandemia riguarda anche le auto ibride ed elettriche, mentre risalgono le iscrizioni per le vetture alimentate a gasolio, riporta Ansa. In ogni caso, nel 2019 il mercato dell’auto ha visto una spesa complessiva pari a 155 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente (+0,3% a prezzi costanti). L’esborso maggiore è stato rivolto all’acquisto di vetture (49 miliardi), poi al carburante (39 miliardi) e alla manutenzione (26 miliardi).

Si spera nella ripartenza della produzione dei brand di componenti e concessionari

Per quanto riguarda la componente fiscale dei trasporti lo scorso anno era pari a 65 miliardi di euro, in linea con il 2018. L’entrata maggiore per l’erario è stata relativa alla vendita dei carburanti (circa 35 miliardi), alla quale segue l’Iva per l’acquisto del veicolo (circa 8,5 miliardi), e la tassa automobilistica (6,7 miliardi). Aci auspica per il mese di maggio un quadro più roseo, anche grazie alla ripartenza della produzione di alcuni brand di componenti e concessionari.

 


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