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La fine dell’anno è il periodo più caldo per il phishing finanziario

Durante le vacanze natalizie è facile acquistare d’impulso, e prendere decisioni avventate quando si cerca un regalo straordinario a un prezzo vantaggioso. L’esigenza di concludere un buon affare nell’acquisto dei regali rende gli utenti facile preda dei criminali informatici, che approfittano sempre di questa debolezza. La fine dell’anno è un periodo particolarmente proficuo per loro, ma anche il Black Friday, o il Cyber Monday, che vedono un aumento non solo nelle vendite, ma anche nelle attività malevole. I ricercatori di Kaspersky hanno rilevato una crescita del 9,5% nel solo phishing finanziario nell’ultimo trimestre del 2019, e un aumento nel numero e nella varietà delle attività di spam e truffa.

I brand più conosciuti sono usati come esca

A stagione conclusa, l’analisi del panorama delle minacce durante il periodo di vacanze offre una migliore comprensione dei cambiamenti nelle attività fraudolente. Nel 2019 la quota di phishing finanziario ha continuato a crescere, superando la metà (52,61%) di tutti i tentativi di phishing nel quarto trimestre.

Il phishing si conferma un modo efficace di indurre gli utenti a fornire i propri dati personali e le credenziali della carta di credito ai criminali informatici. I brand più conosciuti sono spesso usati come esca. Tra i vari casi, i ricercatori di Kaspersky hanno individuato una pagina che replicava il sito di Amazon e offriva agli utenti promozioni natalizie, e permetteva ai criminali di sottrarre le loro credenziali di Amazon Prime.

Dal Black Friday alla settimana prima di Natale crescono i tentativi di truffa

Queste truffe spesso si rivelano efficaci. L’analisi dell’attività di phishing che sfrutta i nomi dei brand eBay e Alibaba ha rilevato una crescita significativa poco prima della stagione più calda dello shopping. Solo pochi giorni prima dei saldi del Black Friday, il numero di utenti che aveva tentato di accedere alle pagine di phishing di eBay è quadruplicato, raggiungendo oltre 8.000 tentativi al giorno. Le visite si sono mantenute alte fino a metà dicembre e hanno registrato un ulteriore picco una settimana prima di Natale. Un caso simile è stato osservato con le versioni di phishing del sito web Alibaba.

Attenzione alle email di spam

Anche le email di spam hanno mostrato una leggera crescita nel periodo delle vacanze, ma una significativa diversificazione degli argomenti. Gli schemi fraudolenti includevano dalle promesse di donazioni natalizie alle truffe con tentativi di furto di criptovaluta, ma anche email dannose inviate alle organizzazioni come falsi ordini natalizi urgenti. Queste truffe legate alle vacanze e le e-mail di spam non sono limitate al periodo natalizio. Anche gli utenti del Sud Est asiatico hanno ricevuto le tipiche “offerte regalo”, legate invece al Capodanno lunare.


Record italiano per il collegamento wi-fi “sostenibile” tra Sardegna e Spagna

Il Politecnico di Torino annuncia la messa a punto di un collegamento wi-fi “lungo” oltre 700 chilometri. Si tratta di un record italiano raggiunto grazie a un sensore e un ricevitore connessi fra la località di Carloforte, situata sull’isola di San Pietro, in Sardegna, e la Catalogna, a poca distanza da Barcellona.

Il sistema, presentato in occasione del convegno di agrometeorologia XWC19. non ha l’obiettivo di portare connettività alle persone ovunque, ma è stato pensato per raggiungere con una rete dati capillare e aperta le zone situate in campagna: è stato infatti usato nella viticultura per il controllo a distanza della salute delle vigne. E potrà permettere anche di controllare lo stato del manto nevoso, o di piazzare una rete di sensori sismici su strade, ponti e zone a rischio.

Un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la raccolta di dati

Si tratta di un progetto iniziato nel 2017, con una sperimentazione condotta dagli iXem Labs dell’ateneo torinese impegnati nella ricerca per il superamento del divario digitale. Il progetto permetterà di costruire un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la raccolta di dati (l’internet delle Cose), applicabile in qualsiasi luogo, anche quelli più remoti, indipendentemente dalla disponibilità di energia e dalle condizioni di copertura. Perché il sistema sia sostenibile e replicabile sono necessarie due caratteristiche essenziali, ovvero, consumi energetici ridottissimi e collegamenti a lunga distanza, riporta Ansa.

Un’alternativa dalla connotazione radioamatoriale alla digitalizzazione a banda larga

“La rivoluzione digitale in corso – spiega il direttore di iXem Labs, Daniele Trinchero – impatta tutti i settori produttivi, soprattutto con il prossimo avvento delle piattaforme per l’Internet delle Cose. Questo esperimento ha carattere dimostrativo, con una forte connotazione radioamatoriale. Abbiamo scelto le condizioni di propagazione più favorevoli per raggiungere distanze sempre maggiori, con grande attenzione alla sostenibilità. Il record del 2007 fu ottenuto utilizzando solo materiali riciclati e obsoleti, dimostrando una via alternativa alla digitalizzazione a banda larga”.

Dispositivi compatti, di facile installazione, e a bassissime emissioni

“Oggi sperimentiamo dispositivi compatti, di facile installazione, a bassissime emissioni, con fabbisogno energetico minimo, e quindi replicabili”, continua Daniele Trinchero. Insomma, per il direttore di iXem Labs, sarà questa l’Internet del futuro. “L’esperimento condotto dagli studiosi – aggiunge Salvatore Puggioni, sindaco di Carloforte – dimostra ancora una volta come le potenzialità di sviluppo dell’Isola passino anche attraverso l’adesione a progetti posti sulla frontiera della ricerca”.

 


Italia, crescita col freno a mano: gli ultimi dati

Come si utilizza scrivere sui social, con un hashtag ormai famosissimo, “bene ma non benissimo”. Purtroppo, però, questa volta non si parla della riuscita di un piatto o di una performance sportiva, come spesso si ama condividere sui social media, bensì dei conti dell’Italia. Il 2018, infatti, si chiude con un bilancio meno roseo rispetto le attese e le previsioni. A decretarlo è l’Istat, che rileva un certo ribasso del Pil a fronte di un lieve rialzo del deficit nei conti economici del nostro Paese. Il report, redatto sulla base dei nuovi metodi concordati in sede Ue, conferma tuttavia la lenta uscita dalla crisi e che verrà tenuto in conto nella Nadef, chiamata a mettere nero su bianco le stime alla base della manovra di Bilancio.

Crescita del Pil da 0,9 a 0,8%

Il documento pubblicato dall’Istituto di Statistica evidenzia che il tasso di crescita del Pil nel 2018 è stato rivisto dal precedente +0,9% a 0,8%. Il 2017 si è chiuso con il pil a 1,7%. Corretto in lieve rialzo invece il rapporto deficit-pil che passa dal 2,1% indicato ad aprile al 2,2% nel 2018, con un peggioramento di 0,1 punti percentuali, che si traduce nei numeri in un miliardo in più di ‘rosso’ che andrà a pesare sulla stima sul debito dello scorso anno. Migliora comunque il dato sul disavanzo rispetto al 2017 (2,4%). Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è pari all’+1,5 % del Pil. Lieve miglioramento per la pressione fiscale: al 41,8% nel 2018 dal 42,1% stimato ad aprile.

Conti sostanzialmente simili

“La revisione generale dei conti nazionali ha modificato in misura molto limitata le stime dei tassi di crescita dell’economia italiana per gli anni recenti”, commenta l’Istat. “Si conferma che nel 2018 vi è stato un significativo rallentamento della crescita – aggiunge – con un tasso di variazione del Pil dello 0,8%, a fronte di un incremento dell’1,7% nel 2017. Nel corso della fase di espansione 2015-2018 sulla base delle nuove stime si è registrato un aumento complessivo del Pil in volume del 4,6%”. Secondo l’Istat, invece gli investimenti fissi lordi sono cresciuti in volume del 3,2%, i consumi finali nazionali dello 0,7%, le esportazioni di beni e servizi dell’1,8% e le importazioni del 3,0%.

Il reddito disponibile delle famiglie

Quanto al reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato nel 2018 una crescita dell’1,8% in valore nominale e dello 0,9% in termini di potere d’acquisto. Poiché il valore dei consumi privati è aumentato dell’1,7%, la propensione al risparmio delle famiglie è rimasta quasi stabile, passando dall’8,0 all’8,1%.

 


Consumatori sempre meno fedeli ai brand: è l’effetto Disloyalty

Si definisce brutalmente effetto Amazon: è l’abbandono dei brand preferiti a favore di altri più convenienti, più nuovi o più appealing. E il fenomeno si diffonde su scala mondiale. A decretarlo è lo studio Disloyalty condotto da Nielsen su un campione di oltre 30.000 consumatori connessi a Internet in 64 Paesi del mondo. L’analisi mette in luce  che i consumatori globali sono attivamente alla ricerca di novità. Un ampia fetta del campione – ben il 42% – dice di provare nuovi prodotti/brand molto volentieri e quasi la metà (49%) – pur preferendo acquistare prodotti o servizi che già conosce  – qualche volta è intenzionata a sperimentare novità. Solo l’8% degli individui resta fedele alla propria marca, scegliendo di rimanere su un terreno percepito come sicuro.

Le differenze fra Ovest ed Est del mondo

Questo trend si verifica anche in Italia: il 35% dei consumatori dello Stivale ama provare nuovi prodotti e brand, e il 57% è disposto a provarli ogni tanto. In generale, i consumatori delle regioni asiatiche e del Pacifico hanno una maggiore propensione a questi episodi di infedeltà, che è poi il significato della parola Disloyalty:  il 47% di loro dichiara infatti di amare provare nuovi prodotti e brand. I consumatori del Nord America e dell’Europa sono invece i meno propensi ad abbandonare i propri brand preferiti (36% e 33% rispettivamente).

Nuovi rischi, ma anche diversificazione dell’offerta

“L’aumento dell’infedeltà nei consumi crea nuovi rischi, ma anche opportunità di diversificazione dell’offerta. Parte di questa infedeltà è riconducibile al cosiddetto effetto Amazon, che ha espanso le possibilità di scelta e creato una maggiore consapevolezza sui prezzi. Ma non solo. Anche la sempre maggiore convergenza tra online e offline cambia le logiche di relazione con i clienti. Le marche devono lavorare sui servizi correlati al prodotto, sempre più parte integrante di una relazione capace di sfuggire a una logica puramente price-based” spiega Christian Centonze, Food Industry Director di Nielsen in Italia.

Si cambia a favore di un migliore rapporto qualità/prezzo

Sono molteplici i motivi che spingono i consumatori a cambiare marca, e sono allineati in tutti i paesi del mondo. In prima battuta, la ragione dell’infedeltà è da attribuirsi al rapporto qualità/prezzo, riconosciuto dal 39% del campione quale fattore chiave nella scelta di un nuovo brand/prodotto. In seconda posizione, tra le ragioni del “tradimento”,  c’è la qualità superiore (34%), seguita dal dal prezzo (32%) e dalla convenience (31%). Al contempo solo il 28% dei consumatori è influenzato dalla notorietà e affidabilità di un brand. I dati sono ovviamente di massima e variano, anche in maniera sensibile, in relazione alle diverse categorie merceologiche.


Italia, penultima nella classifica europea per occupazione lavorativa

Nella classifica europea relativa all’occupazione lavorativa non facciamo una bella figura. L’Italia, infatti, è in penultima posizione, seguita solo dalla Grecia. Insomma, non c’è di che essere fieri. I dati, che arrivano dalle rilevazioni Eurostat, segnalano che in Italia l’occupazione di uomini e donne in età lavorativa, dai 20 ai 64 anni, è la più bassa dell’Ue, dopo la Grecia. Sempre secondo l’Ente, l’occupazione nel nostro Paese nel 2017 è stata del 62,3%, in lieve rialzo dal 61,6% del 2016 ma ancora lontana dall’obiettivo per il 2020, il 67% (contro il 75% a livello Ue). Solo la Grecia in Europa ha meno persone in attività, il 57,8% nel 2017, ma ha aumentato di più il tasso rispetto al 2016, di 1,2 punti percentuali rispetto agli 0,7 italiani.

Percentuali più basse per gli uomini occupati, bassissime per le donne

Analizzando più nel dettaglio i numeri di Eurostat, lo scenario è per certi versi scoraggiante. Quel 62,3% dell’Italia che ci vede in fondo alla classifica è il frutto di due valori. Ovvero a fronte del 72,3% degli uomini che lavora (e anche questo è un numero inferiore della media Ue, il 78%), le donne occupate sono poco più della metà (52,5%), mentre la media Ue è del 66,5%, 14 punti percentuali in più. “Per tasso di occupazione si intende la percentuale di persone occupate in una popolazione nella stessa fascia di età; e per essere considerati ‘occupati’ basta aver lavorato, per un salario o per un profitto, durante una settimana per almeno un’ora, oppure essere stato temporaneamente assente da tale lavoro.” specifica l’agenzia AdnKronos.

Le differenze rispetto al resto d’Europa

In tutta l’Ue, il tasso di occupazione nel 2017 è stato in media del 72,2%, cioè quasi dieci punti percentuali in più dell’Italia, a fronte del 71,1% del 2016. L’obiettivo Ue è di raggiungere il 75% di occupazione nel 2020, obiettivo che è stato frazionato in singoli target nazionali. La Spagna, che secondo il Fondo Monetario Internazionale avrebbe superato l’Italia nel 2017 per Pil pro capite, ha un tasso di occupazione ancora basso, al 65,5%, ma più alto dell’Italia di oltre 3 punti percentuali, e che è cresciuto di più nel 2017 (+1,6 pp). La differenza non la fanno gli uomini, che lavorano meno (71,5%) degli italiani (72,3%), ma le donne: il 59,6% delle spagnole tra i 20 e i 64 anni è occupata, contro il 52,5% delle italiane


Internet: 4 miliardi di persone nel mondo collegate nel 2017

Circa la metà della popolazione mondiale è connessa a Internet. Nel 2017, infatti, il numero degli internauti ha toccato i 4 miliardi di unità. La cifra è il frutto dal rapporto Digital in 2018 di We Are Social, che ha raccolto i dati di 239 paesi: negli ultimi 12 mesi, le persone collegate alla rete sono cresciute del  7%, toccando i i 4,021 miliardi, pari al 53% della popolazione mondiale.

Connessione via mobile

Un altro trend particolarmente significativo è che l’utilizzo dei social media è cresciuto a livello globale del 13% nell’ultimo anno e ha raggiunto i 3,2 miliardi di persone. L’uso dei social media da mobile – smartphone e tablet – è aumentato del 14% su base annua a 2,96 miliardi di persone, con il 93% degli utenti che accede direttamente da dispositivi mobili.

In Italia 43 milioni in rete

E nel nostro Paese? Il rapporto fa una fotografia di una nazione iperconnessa. Circa tre quarti della popolazione dello Stivale, infatti, utilizza la rete mentre la metà usa regolarmente i social media. Nel 2017 gli internauti italiani hanno raggiunto la cifra di 43 milioni, ovvero 4 milioni in più rispetto al 2016, pari a +10%. Appassionati di social media sono 34 milioni di italiani, con una crescita di 3 milioni rispetto al 2016.

Quanto tempo connessi?

La rete ha doppiato la televisione. I nostri connazionali stanno quotidianamente 6 ore online, esattamente il doppio del tempo trascorso a guardare la tv. Di questo monte ore, ben 2 sono utilizzate ogni giorno per curiosare o postare sui social, che si confermano sempre più protagonisti dell’esperienza online.

I trend del 2018

Per quanto riguarda l’anno appena iniziato, gli analisti prevedono a livello globale che il trend proseguirà. Tradotto in numeri, significa che nel 2018 gli internauti trascorreranno complessivamente in rete circa un miliardo di anni. Di questi, 325 milioni di anni verranno spesi sui social media.

L’evoluzione dell’e-commerce

Ovviamente, simili dati non possono non avere ricadute sui comportamenti di acquisto online. Nel 2017, sono state 1,77 miliardi le persone che hanno effettuato un acquisto in uno store online. Questa tipologia di canale distributivo, nel corso del 2017, ha infatti registrato un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Per avere il peso del comparto, basti pensare che solo negli Stati Uniti, nel 2017, sono stati investiti complessivamente 1,474 miliardi di dollari in piattaforme per l’e-commerce. Rispetto al 2016, si è registrato un aumento a doppia cifra delle vendite online, pari al +16%.


Italiani al ristorante: uno su due è più attento alla pulizia che al cibo

Più che il menù vince l’igiene. Ecco, in estrema sintesi, quello che gli italiani sembrano apprezzare maggiormente nella scelta di un ristorante. Per identificare le leve che guidano i nostri connazionali nella scelta di un locale e soprattutto nelle decisioni di tornarci in futuro, arriva uno studio condotto da Astra Ricerche per conto di un’azienda leader nel Pest Control e nei servizi per l’igiene.

Pulizia l’aspetto vincente

Per pranzare o cenare fuori, gli italiani preferiscono la pulizia del locale (45,6%) alla qualità del cibo e delle bevande (28,6%) o agli standard del servizio (13,1%). A sorpresa il rapporto qualità/prezzo e la posizione del locale non sono fattori predominanti, confermato dal fatto che solo l’11,3% degli intervistati mette in primo piano la qualità vantaggiosa della loro esperienza, e solo un 1,3% l’ubicazione della location. I piaceri della gola, quindi, non prevalgono rispetto ad altri aspetti, l’igiene in primis: pochi italiani, soltanto il 18,4%, ritornerebbero in un locale poco pulito nonostante l’ottima cucina, e solo il 12,2% lo consiglierebbe ad un amico o conoscente.

Igiene sì, ma come e dove?

Ma quali sono i punti chiave espressi dagli intervistati quando si parla di igiene nei locali pubblici? Più del 75% degli italiani dichiara di ritenere inaccettabile la scarsa pulizia nelle aree di preparazione del cibo, il 70% non sopporta le stoviglie sporche, oltre il 66% salta sulla sedia per la presenza di capelli nel piatto e ben il 62% teme la presenza di insetti, soprattutto le donne (68%) e i giovani (18-24enni). Ben il 31,4% reputa irritante una scarsa pulizia dei servizi igienici o la presenza di cattivi odori (45%).

Italiani meno preoccupati per possibili intossicazioni

Anche se l’igiene ha un ruolo rilevante nella scelta degli italiani in fatto di locali pubblici, il timore di poter incappare in un’intossicazione alimentare non è poi così diffuso. Tra gli intervistati, solo il 37% afferma di valutare questo rischio quando mangia fuori casa. Il 65% dei nostri connazionali, invece, ha paura che nelle aree in cui si prepara e si conserva il cibo ci siano degli insetti.  Sul tema “insetti indesiderati” si dimostrano più sensibili le donne e i giovani. Il 73% delle donne e il 71% degli intervistati tra i 18 e il 24 anni risultano infatti preoccupati per la loro presenza nei locali. Un italiano su due tra i 25 e 35 anni si dimostra invece disponibile a chiudere un occhio in tal senso.

Locale sporco? Fioccano le recensioni negative

Se in un ristorante si incappa in sporcizia o peggio ancora in insetti, il 43% del campione afferma che racconterà la propria brutta esperienza ad amici e conoscenti e un ulteriore 35% annuncia che scriverà recensioni e commenti negativi sul web.