More from: Aziende e negozi

I codici QR sono a rischio sicurezza per imprese e utenti

Durante la pandemia si è incrementato l’utilizzo di dispositivi mobile, e di conseguenza, anche il ricorso ai codici QR. Una ricerca di MobileIron (piattaforma di sicurezza mobile-centric per l’Everywhere Enterprise), condotta su oltre 2.100 professionisti negli Stati Uniti e nel Regno Unito, conferma che secondo il 64% degli intervistati utilizzare i codici QR rende la vita più facile. Di contro, la maggior parte di loro non possiede device protetti dalle minacce derivanti proprio dai codici QR. Considerando che attualmente i dipendenti delle aziende utilizzano i loro dispositivi mobile per scansionare i codici QR anche al di fuori del lavoro, il rischio di danneggiare se stessi e le risorse aziendali è sempre più elevato.

Gli utenti vorrebbero utilizzarli anche per pagare e votare

L’incremento dell’utilizzo dei QR Code non dà perciò segni di rallentamento, al contrario, tanto che l’84% degli utenti ha già scansionato un codice QR in passato. Negli ultimi sei mesi il 38% degli intervistati ha eseguito la scansione di un codice QR in un ristorante, bar o caffè, il 37% ha eseguito la scansione di un codice QR presso un rivenditore e il 32% su un prodotto di consumo.

Inoltre, il 53% degli intervistati vorrebbe che i codici QR siano utilizzati in modo più ampio,  il 43% degli intervistati prevede di utilizzare un codice QR come metodo di pagamento nel prossimo futuro e, se fosse possibile, il 40% degli intervistati vorrebbe votare utilizzando un codice QR ricevuto per posta.

Gli hacker sfruttano le vulnerabilità di sicurezza aperte durante la pandemia

Gli hacker però stanno sfruttando le vulnerabilità di sicurezza inevitabilmente aperte durante la pandemia, e negli ultimi tempi mirano ai dispositivi mobile con attacchi sempre più sofisticati. I dispositivi mobile sono bersagli interessanti perché l’interfaccia stessa spinge gli utenti a intraprendere azioni immediate, limitando al contempo la quantità di informazioni disponibili. Inoltre, gli utenti sono spesso distratti quando operano dai propri dispositivi mobile, il che li rende più propensi a cadere vittime di attacchi.

Il 71% non è in grado di distinguere tra un QR code legittimo e uno malevolo

Ma quali sono i rischi dei codici QR per gli utenti finali e per le imprese?

Quasi tre quarti (71%) degli intervistati non è in grado di distinguere tra un QR code legittimo e uno malevolo. Inoltre, mentre la maggior parte degli intervistati (67%) è consapevole del fatto che i codici QR possono aprire un Url, è meno consapevole delle altre azioni che i codici QR possono attivare: solo il 19% degli intervistati ritiene che la scansione di un codice QR possa avviare un’e-mail, il 20% ritiene che possa avviare una telefonata, e il 24% ritiene che possa avviare un messaggio di testo. Di fatto, il 51% degli intervistati nutre preoccupazioni in merito all’uso dei codici QR per quanto riguarda la privacy, la sicurezza, le questioni finanziarie o di altro tipo, ma li usa comunque, mentre il 34% non se ne preoccupa.


AI, sicurezza e vertical, le tendenze per l’ecommerce in autunno

Momento d’oro per l’ecommerce che, grazie anche all’accelerazione digitale provocata dalla pandemia, sta diventando il canale privilegiato per gli acquisti. Solo in Italia sono 2 milioni i nuovi consumatori, ed entro la fine del 2020 le previsioni di crescita per il settore sono del 55%. E non sono solo i consumatori a preferire la rete. “Sempre più spesso anche le imprese vogliono passare al digitale”, conferma Anastasia Sfregola, sales director della piattaforma Kooomo. Ma quali saranno le nuove tendenze dell’ecommerce per il prossimo autunno? L’esperta non ha dubbi: Intelligenza Artificiale, Sicurezza e Innovazione, e Food e Farmaceutica.

Percorsi intuitivi e personalizzati con l’AI

“Stiamo andando sempre più verso un’esperienza di consumo fluida – sostiene Sfregola – e se da un lato, quindi, sfuma la separazione fra store fisici e store digitali in favore della continuità d’acquisto, dall’altra, quando il consumatore compra online vuole essere assecondato, guidato, quasi come fosse in un negozio tradizionale”.

Le parole d’ordine sono perciò intuitività e personalizzazione. “Ed è proprio in questo senso che l’uso di sistemi di AI può fare la differenza – continua l’esperta -. Processi di marketing automation con email e banner di navigazione su misura, e visualizzazioni ad hoc su store multibrand in base alle preferenze dell’utente, sono solo alcuni dei plus che l’AI può apportare alle vendite online, e che saranno irrinunciabili nel prossimo futuro”.

Sicurezza e Innovazione, l’evoluzione dei pagamenti digitali

“Siamo entrati in una nuova era delle vendite digitali – commenta Sfregola – dove tutto il processo si struttura attorno al consumatore, assecondando, e quando possibile anticipando, i suoi bisogni”.

In questo senso, determinante è il momento del pagamento, che coincide con la chiusura della transazione, riporta Ansa. “Se pensiamo che una delle cause principali per cui un acquisto non va a buon fine si verifica quando il cliente non trova la propria valuta al momento di concludere il processo, ecco perché sicurezza e innovazione in questo passaggio diventano determinanti”, spiega la sales director di Kooomo. Inoltre, il 46% delle transazioni avviene con la carta di credito, e se l’utente cerca in primo luogo garanzie contro furti e frodi richiede sempre più spesso anche la possibilità di poter effettuare pagamenti rateali anche per piccoli acquisti online.

Food e Farmaceutica, i nuovi vertical

Oggi si affacciano al mondo dell’ecommerce settori sempre nuovi. E ad approdare all’online, sono i particolare due nuovi vertical, il food, che dopo la prova del fuoco del lockdown, sta consolidando la sua presenza in rete, e il farmaceutico, con in testa integratori e prodotti nutraceutici.

“Questa crescita dei vertical online porta un aumento delle proposte di servizio da parte delle piattaforme”, prosegue l’esperta.

La fragilità dei canali tradizionali emersa durante la pandemia, e la conseguente necessità di strutturare la parte digitale del business in modo professionale e scalabile, stanno cambiando il panorama del comparto. E non è un caso che siano in aumento anche le soluzioni per gestire al meglio i processi.


L’emergenza Covid fa paura ai lavoratori, ma le aziende si scoprono più digitali

La situazione creata dal Covid-19 fa ancora paura: non più per l’emergenza sanitaria, e quindi per i rischi legati alla propria salute, ma per il timore di poter perdere il proprio posto di lavoro. Sono infatti oltre sei su dieci (62%) gli italiani che hanno paura di rimanere senza occupazione se la situazione economica del datore di lavoro sarà influenzata dalla crisi, otto punti in più della media globale. La stessa paura, infatti, si riscontra anche in diversi altri Paesi del mondo, ma con percentuali più contenute, tranne che in Cina (63%), Hong Kong (66%) e India (78%). Tornando all’Italia, lo spettro della disoccupazione preoccupa soprattutto i lavoratori più giovani (84% dei 18-24enni e 69% dei 25-34enni contro solo il 46% degli over 55). Sono tutte evidenze scaturite dall’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine sul mondo del lavoro di Randstad, operatore mondiale nei servizi Hr, condotta a maggio in 15 nazioni per scoprire l’impatto del coronavirus sul mondo del lavoro e le reazioni di imprese e lavoratori all’emergenza.

Più fiducia nel Governo

Nel malaugurato caso in cui si dovesse perdere la propria occupazione, gli intervistati italiani hanno dichiarato di aver fiducia nel proprio datore di lavoro per ricollocarsi (52%) o nel Governo per avere un sostegno finanziario o nella ricerca di un altro impiego (54%). In particolare, anche se in Italia la fiducia nelle Istituzioni resta più bassa di 13 punti rispetto alla media globale, questa è aumentata dell’8% in confronto alla precedente rilevazione di marzo. Un altro aspetto che emerge dall’analisi è che la situazione critica ha però accelerato la diffusione di soluzioni digitali e di modelli di organizzazione del lavoro più evoluti.

Aziende proattive verso la digitalizzazione

Si scopre infatti che, secondo i lavoratori intervistati, l’azienda con cui collaborano li sta accompagnando verso nuove forme di soluzioni lavorative investendo in nuove tecnologie e soluzioni digitali (62%), fornendo gli strumenti necessari a lavorare da casa o da un altro luogo al di fuori dell’ufficio (59%) e mettendo a disposizione piani di formazione su strumenti e competenze digitali (61%). Anche in questo caso, le valutazioni risultano più basse rispetto alla media globale e ai risultati dei paesi più avanzati sul digitale, ma evidenziano come le imprese stiano reagendo positivamente all’emergenza. Anche i lavoratori sono positivi e proattivi su questo fronte: il 70%  sostiene di essersi ben adattato alla nuova situazione lavorativa e l’80% si ritiene pronto per il lavoro digitale.


Assumere in estate rispettando le regole. I 5 errori da evitare

Durante il periodo estivo le assunzioni a tempo determinato subiscono un’impennata. E per le Pmi conoscere le regole del lavoro, e rispettarle, magari affidandosi a servizi di consulenza validi, è fondamentale per evitare di incorrere in rischi gravi per la propria azienda e la propria persona. Spesso l’imprenditore, soprattutto se a capo di una micro impresa, non volendosi impegnare con contratti formalizzati ingaggia personale in modo irregolare. Rischiando, tra le altre conseguenze, di non poter dare continuità al proprio lavoro.  Di seguito i 5 errori più gravi assolutamente da evitare nell’inserimento temporaneo di personale. Ovviamente, non solo in estate.

Lavoro nero e prestazioni occasionali

“Assumere” lavoratori “in nero” è l’errore più grave che si possa commettere: il datore di lavoro rischia pesanti sanzioni amministrative, e perfino la sospensione dell’attività d’impresa. In caso di infortuni sul lavoro, poi, la responsabilità in capo all’imprenditore è gravissima. Nel caso di rapporti di lavoro di durata limitata qualche imprenditore inoltre può essere attratto da collaborazioni autonome soggette solo alla ritenuta di imposta del 20%. Il vantaggio, solo apparente, è che la spesa del lavoro possa essere registrata nella contabilità aziendale. Il lavoratore così inserito non è comunque coperto dalle assicurazioni sociali, e la retribuzione pattuita potrebbe non corrispondere al salario previsto dai contratti nazionali. L’interruzione del rapporto di lavoro poi equivale a un licenziamento illegittimo.

Finti appalti a cooperative e Co.Co.Co non genuine

Il caso più subdolo di aggiramento delle norme sul lavoro è quello di fingere un appalto con un soggetto esterno, spesso una cooperativa, e ingaggiare personale utilizzandolo come si trattasse di lavoro interinale. L’imprenditore è allettato dal forte risparmio sul costo del lavoro, basato su retribuzioni irregolari e trucchi contabili da parte del finto appaltatore. In questo caso l’imprenditore e il falso appaltatore commettono insieme una serie di reati che vanno dalla somministrazione fraudolenta al caporalato. Quando invece l’imprenditore cerca di mascherare un rapporto di lavoro subordinato con uno para-subordinato il lavoratore che ricevesse una retribuzione inferiore a quella prevista dai contratti nazionali di lavoro potrebbe richiedere le differenze maturate.

Contratti a termine fuori dalle regole del Decreto Dignità

Se l’imprenditore ha bisogno di un inserimento temporaneo in azienda il contratto a tempo determinato è la risposta più giusta. Va però considerato che il Decreto Dignità ha inserito vincoli stringenti da valutare con attenzione. La massima attenzione viene posta sulla motivazione, se non è il primo rapporto che si stipula con il dipendente (e si tratta quindi del cosiddetto rinnovo) il contratto deve essere motivato. La causa del contratto potrebbe essere sostitutiva (nel caso l’assunzione servisse per sostituire lavoratori in ferie), oppure stagionale (la stagionalità dovrebbe essere prevista da norme di legge o da contratti collettivi anche aziendali). In entrambi i casi la motivazione va ben esplicitata nella lettera di assunzione. L’assenza della specifica causale rende il contratto a tempo indeterminato.


Vino, un settore da 11 miliardi di fatturato

Un settore che conta circa 2 mila imprese industriali e un fatturato di oltre 11 miliardi di euro, l’8% circa dell’intero fatturato italiano del Food&Beverage.

Questi i numeri del vino secondo l’Industry Book 2019, lo studio condotto annualmente da UniCredit su tendenze e prospettive di sviluppo del comparto vitivinicolo nazionale. Un comparto dall’elevata propensione all’export: 6,2 miliardi sono infatti generati sui mercati esteri, il 54% del fatturato totale, soprattutto grazie a picchi di eccellenza registrati nei segmenti Dop/Igp e spumanti. Nel 2018 la produzione nazionale di vino è stata molto abbondante (50,4 milioni di ettolitri, +10,5% rispetto all’anno precedente), confermando l’Italia per il quarto anno consecutivo primo produttore mondiale di vino, con un contributo di circa il 17% dalla produzione mondiale.

Dop, Igp e Bio

Con 523 prodotti certificati l’Italia detiene il primato mondiale dei vitigni certificati IG (Dop e Igp), tanto che 1 vino certificato su 3 in ambito europeo viene prodotto in Italia (Francia seconda con 435 vini). Nel 2018, poi, il 68% del vino prodotto in Italia era Dop o Igp (+3%), il primo cresciuto del 21,7% anno su anno (+23,4% rossi e +20,5% bianchi), e il secondo, in maniera più contenuta, del 2,5% anno su anno. Prosegue inoltre l’espansione della superficie dedicata alla coltivazione biologica della vite, il 16% dell’intera superficie nazionale. Alcune regioni italiane si stanno infatti specializzando proprio in questo tipo di produzione, come Calabria, Basilicata e Sicilia, la prima per ettari coltivati a viti Bio, riporta Askanews.

Usa, Germania e Regno Unito i primi tre mercati di sbocco

In terza posizione per consumi (oltre 22 milioni di hl, +0,9%) l’Italia detiene una quota del 19,8% del totale export in valore, con 6,2 miliardi di vendite sui mercati esteri. Gli Usa rimangono il primo mercato di sbocco, seguiti da Germania e Regno Unito. Questi 3 mercati insieme assorbono più della metà (53,6%) dell’export italiano globale. Tra i mercati di destinazione più in crescita rispetto al 2017, ci sono Francia (+10,1%), Svezia (+7,5%) e Paesi Bassi (+5,6%).

Cina, Canada, Usa, Giappone l’export del futuro

Nel 2020 i mercati più interessanti per l’export italiano di vini fermi saranno la Cina, dove si prevedono volumi di vendite in aumento dell’11,9%, il Canada (+6,5%) e il Giappone (+4,2%). Per gli spumanti si prevedono conferme per Canada, Usa e Cina, con stime di crescita rispettivamente del 18,4%, del 14,6% e del 12,2%. Stime al ribasso invece per la Germania, storico partner commerciale, per cui si dovrebbe assistere a una contrazione dei consumi (vini fermi -0,1%, spumanti -0,8%).


In Lombardia nasce MADE, il competence center per l’Industria 4.0

È nato il MADE, il nuovo centro di rilevanza internazionale nel settore manifatturiero della Lombardia. Guidato dal Politecnico di Milano per aiutare le imprese ad affrontare la trasformazione digitale del piano Industria 4.0, il competence center sarà attivo dal prossimo settembre all’interno del Campus Bovisa. Il nuovo centro è frutto di una collaborazione tra le università di Milano, Bergamo, Brescia e Pavia, imprese e istituzioni. Il suo obiettivo è  formare più di 10.000 persone in tre anni erogare più di 86.000 ore-uomo di formazione, sviluppare più di 390 progetti e oltre 200 assessment digitali, coinvolgendo circa 15.000 aziende italiane, di cui l’80% Pmi.

Più di 2000 mq e 22 milioni di finanziamento

Con una superficie prevista di oltre 2000 mq, sviluppati nell’area del Campus Bovisa – Durando del Politecnico di Milano, il nuovo centro sarà organizzato a isole multifunzionali, dove 39 imprese mostreranno ad altre imprese, potenziali utenti o clienti, cosa è possibile fare con le nuove tecnologie. Ad esempio, riporta Ansa, un’isola mostrerà come progettare un prodotto con realtà aumentata, un’altra dove sarà possibile verificare come la robotica collaborativa può aiutare nei processi di assemblaggio, e un’altra ancora sarà dedicata alle tecnologie di Big data e Cybersecurity.

Il MADE potrà contare su un finanziamento triennale complessivo di 22 milioni di euro, di cui 11 provenienti dal Ministero dello Sviluppo Economico e 11 da privati, e di cui 14 destinati ad attrezzature e personale, e 8 a progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico.

Lean manufacturing e movimentazione interna come abilitatori della fabbrica del futuro

Con l’ambizione di costituire un punto di riferimento nazionale e internazionale per le Pmi, la progettazione e la strategia di MADE è stata realizzata in funzione degli obiettivi strategici manifestati da molte regioni italiane ed europee in ottica Industria 4. L’utente del Competence Center avrà quindi a disposizione le più recenti tecnologie digitali per l’industria manifatturiera. E il lean manufacturing e la movimentazione interna troveranno spazio come abilitatori della fabbrica del futuro.

“L’università deve trasferire e stimolare l’innovazione”

“Il Politecnico è stato il collettore di quasi 40 partner industriali, quattro Università, il territorio, l’Inail e le istituzioni, perché l’università moderna è responsabile del territorio in cui è connessa, quindi, deve trasferire e stimolare l’innovazione”, sostiene il Rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta. L’ambizione del nuovo MADE è quella di “diventare un punto di riferimento nazionale – aggiunge Resta – ma anche di andare oltre confine, connettendo questo centro di innovazione con altri centri europei”.

Oltre a Inail e alle Università di Bergamo, Brescia e Pavia, MADE raggruppa 39 imprese partner, fra cui Adecco, Hitachi Rail, Hyperlean, IBM, e Siemens.


Mobilità sostenibile, in testa Parma

La città più ecomobile d’Italia è Parma ed è anche una delle prime città ad aver approvato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. La mappa delle città ecomobili è il frutto del dodicesimo Rapporto ‘Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città’, elaborato da Euromobility con il patrocinio del ministero dell’Ambiente. Se Parma è la regina di questa particolare classifica, anche le altre città che seguono nella hit si collocano tutte al Nord. Dopo Parma, infatti, al secondo e terzo posto ci sono Modena e Venezia, al quarto si colloca Brescia, seguita da Padova e da Torino. Cagliari – unica della top ten a non essere nel centro Nord – si conquista un ottimo settimo posto. Completano infine le prime dieci posizioni Bologna, Verona e Modena. Roma perde alcune posizioni e si attesta soltanto al 23esimo posto. In fondo alla classifica della mobilità sostenibile si collocano Catanzaro e poco più si piazzano Potenza e Campobasso.

Aumenta il tasso di motorizzazione in città

Aumenta il tasso di motorizzazione nelle maggiori 50 città italiane e i veicoli sono soprattutto a basso impatto, principalmente Gpl, che raggiungono complessivamente il 9,46% del parco nazionale circolante. Crescono anche le vetture ibride ed elettriche, che aumentano del 45%. Risultano invece poco utilizzati i veicoli a metano (2,49%). Si inverte di nuovo il trend per la qualità dell’aria che, dopo il netto miglioramento del 2016 causato da condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli, torna a far registrare un leggero peggioramento: 20 città rispettano tutti i limiti di normativa, contro le 23 del 2016. Un passo indietro, insomma.

Luci e ombre per la mobilità condivisa

Mentre appaiono al palo i servizi convenzionali, cioè quelli in cui l’utente preleva e riconsegna i veicoli in parcheggi ben definiti, risultano in espansione (con qualche eccezione) quelli ‘a flusso libero’, in cui il prelievo e la riconsegna possono avvenire in qualsiasi punto all’interno dell’area cittadina prevista dal servizio.

Servono misure più coraggiose

“Questo dodicesimo Rapporto – sottolinea Lorenzo Bertuccio, presidente di Euromobility – conferma ancora una volta che occorrono misure ben più coraggiose e strutturali di quelle fin qui messe in campo dal governo e dai nostri amministratori. La qualità dell’aria non accenna a migliorare e, come se non bastasse, non diminuisce neppure il numero di morti sulle strade delle nostre città. E nonostante la mobilità condivisa, continua a crescere il numero di automobili in circolazione e ci allontaniamo sempre di più dall’Europa”.


I faretti da incasso per valorizzare i controsoffitti

Oggi va di gran moda il realizzare dei bellissimi controsoffitti in cartongesso, non esclusivamente in corridoio ma in qualsiasi ambiente di casa. Il vantaggio di un controsoffitto è quello di riuscire a ridurre l’altezza di una stanza ed il suddividere gli spazi tra i vari ambienti di un appartamento senza la necessità di ricorrere a nuove pareti per delimitare gli spazi. La sua funzione non è esclusivamente estetica ma al contrario un controsoffitto acquisisce naturalmente una certa capacità decorativa oggi tenuta in grande considerazione da tutti gli interior designer. Installare dei faretti da incasso ad esempio, consente di creare dei bellissimi percorsi luminosi sia in corridoio che in qualsiasi altra stanza, con conseguenti effetti di leggerezza e raffinatezza oggi molto ricercati e richiesti. I faretti hanno la grande capacità di potersi del tutto “nascondere” quando piazzati all’interno del controsoffitto, e possono anche essere dipinti dello stesso colore così da mimetizzarsi del tutto e restituire una certa continuità visiva che è sicuramente piacevole.

Installare i faretti da incasso in un controsoffitto è molto semplice ed è sufficiente realizzare i fori nei quali andare ad incassare i singoli faretti, da rifinire in seguito con lo stucco. Effettuati i collegamenti dei faretti alla rete elettrica, sarà sufficiente tinteggiare in maniera uniforme il controsoffitto così da nascondere definitivamente ogni “traccia” che possa evidenziare una diversa colorazione tra i faretti ed il controsoffitto stesso. A quel punto sarà già possibile godere dei bellissimi giochi di luce prodotti ed iniziare a stupirsi ogni volta che lo si guarda, in quanto si tratta di una soluzione realmente in grado di apportare un grande contributo in termini estetici. Sul sito lucefaidate.it è possibile visionare i diversi modelli di faretti da incasso presenti sul mercato e cercare di individuare quelli che si ritiene possano fare maggiormente al caso proprio.


Le sfide strategiche di Assolavoro

Quali sono le sfide strategiche da affrontare in un mondo del lavoro che cambia rapidamente? Secondo Assolavoro, l’associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro, è necessario innanzitutto garantire un lavoro dignitoso, contrastare il lavoro nero, sottopagato, e senza tutele. Poi, aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, gestire le transizioni da un posto di lavoro a un altro, investire nella semplificazione amministrativa e favorire l’internazionalizzazione.

Garantire una giusta retribuzione e contrastare il lavoro irregolare

Per Assolavoro il presupposto per un lavoro dignitoso è la garanzia di una giusta retribuzione. “Tra le forme di lavoro flessibile – spiega l’associazione – solo il lavoro a termine alle dirette dipendenze dell’azienda, e il lavoro in somministrazione, garantiscono per legge la retribuzione prevista dal Ccnl di settore”. Per le agenzie è quindi centrale “la lotta senza quartiere, sia sul piano normativo che dei controlli ispettivi, a ogni forma di illegalità, e in primo luogo al lavoro nero e irregolare”. Ma anche a ogni forma di “esterovestizione”, per evitare che vengano aggirati i requisiti previsti dalla legislazione italiana posti a presidio dei diritti dei lavoratori e del corretto funzionamento del nostro mercato del lavoro.

Favorire i giovani e superare le barriere che separano istruzione e lavoro

La secondo sfida strategica per Assolavoro è “aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e a rimanerci”. In particolare, risulta fondamentale “il superamento delle barriere che ancora oggi separano il mondo della formazione e dell’istruzione da quello del lavoro”. Soprattutto attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro di qualità, il supporto nella conoscenza dei diversi mercati del lavoro, nell’acquisizione delle cosiddette soft skills, nel favorire rapporti sistemici con le imprese, e nella validazione delle competenze acquisite.

Gestire le transizioni da un posto di lavoro a un altro e tra status occupazionali diversi

Un’altra sfida per Assolavoro è quella di “gestire le transizioni da un posto di lavoro a un altro, e tra status occupazionali diversi (studio, occupazione, professione, momenti di cura o di formazione) attraverso politiche attive finalizzate”. Queste devono essere in grado di favorire inserimento e reinserimento al lavoro, erogare una formazione tarata sulle esigenze del sistema produttivo, e istituire forme di premialità per gli operatori specializzati al raggiungimento di risultati concreti (placement). Passando definitivamente dal finanziamento della disoccupazione a quello dell’occupazione, riporta Adnkronos.

Favorire percorsi di alternanza lavoro di qualità e incentivare le iniziative formative all’estero

In un mercato del lavoro che cambia, è necessario “formarsi, formarsi, formarsi”. Ma per contrastare la proliferazione della formazione non finalizzata, e l’adesione per il solo interesse all’indennità di partecipazione, secondo Assolavoro è importante “prevedere un obbligo di placement per chiunque eroghi formazione finanziata con fondi pubblici.

E per garantire una formazione adeguata non meno strategico è “favorire percorsi di alternanza lavoro ispirati alla qualità, investire nella semplificazione amministrativa, nella vigilanza, e nell’internazionalizzazione”. Ad esempio, incentivando le iniziative formative all’estero,.


Scegliere un asciugamani elettrico: perché affidarsi ai professionisti

Per un’azienda, una comunità, una palestra ma anche un locale pubblico la scelta di installare un asciugamano elettrico nei bagni è una scelta vincente per diversi motivi. Innanzitutto si evita uno spreco di carta, con un netto beneficio per l’ambiente. Ancora, si evitano lunghe trafile burocratiche e perdite di tempo dovute al riassortimento dei rotoli di asciugamani in carta. Inoltre, si ha la certezza di avere dei bagni sempre in ordine, senza cartacce per terra o peggio buttate nei sanitari. Infine, se si scelgono i modelli di nuova generazione c’è anche un netto vantaggio in termini di risparmio energetico. Insomma, i benefici superano di gran lunga gli ipotetici svantaggi ma, anche in questo caso, vale sempre la regola di affidarsi a dei professionisti del settore.

Gli aspetti da considerare in fase di acquisto

Per avere la certezza di compiere un acquisto di qualità, conviene scegliere un fornitore specializzato. Come Mediclinics, azienda leader del settore che non solo commercializza asciugamani elettrici e molti altri dispositivi, ma li produce direttamente. Quindi, conosce alla perfezione ogni dettaglio di ciò che vende. Mediclinics  produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni: nello stabilimento di Barcellona vengono realizzati in media circa 200.000 asciugamani elettrici l’anno, destinati a tutto il mondo. Controlli di qualità, standard moderni e certificazioni internazionali sono all’avanguardia, sia per la tutela della sicurezza sia per quella dell’ambiente.

Quale modello scegliere?

In catalogo ci sono un’infinità di modelli, per tutte le esigenze e tutti i budget. Il fiore all’occhiello è rappresentato da DualflowPlus, che racchiude la miglior tecnologia oggi possibile per un asciugamani elettrico. Di ultima generazione, si caratterizza per  4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. L’asciugatura è velocissima – bastano solo 15 secondi –  eppure il consumo energetico rimane decisamente basso. Ancora, questo modello è regolabile (la potenza del motore va da 19.000 a 30.000 giri) ed è particolarmente silenzioso. Come ulteriore sicurezza per il cliente, questi asciugamani vantano le principali certificazioni internazionali e soprattutto sono coperti da una vera garanzia e da un servizio ineccepibile e reale che prevede 24 mesi di garanzia standard e addirittura  30 mesi di garanzia per acquisti online dal sito.

L’importanza della corretta installazione

Un asciugamani elettrico deve essere innanzitutto sicuro, costruito seguendo le rigide normative europee e testato e autorizzato da enti terzi. Ma, oltre a ciò, va anche installato a regola d’arte e soprattutto a norma di legge. In prima battuta, siccome è un apparecchio elettrico, è bene collocarlo ad almeno 60 centimetri dai lavandini o da dove si trova l’acqua. In linea di massima, l’asciugamani deve essere posizionato a 130 centimetri da terra (per gli spazi destinati ai bambini le misure sono inferiori)  così come devono essere rispettate le indicazioni previste nel caso si installi in un bagno per disabili, che prevede il montaggio a 105 cm da l pavimento. In sintesi, perché tutto sia perfettamente funzionale, esteticamente bello e a norma, il consiglio è uno solo: affidarsi a chi il prodotto lo produce e lo conosce in ogni dettaglio.