Giappone, Norvegia e Svizzera i Paesi con la reputazione più alta. Italia al top per cultura

La reputazione di un Paese si misura dai valori sociali che riesce a esprimere. E tutela dell’ambiente, qualità della vita e tolleranza sono fondamentali per ottenere una buona reputazione. Secondo l’ottava edizione del Country Index di FutureBrand, Giappone, Norvegia e Svizzera sono i Paesi con la reputazione più alta, mentre l’Italia recupera 4 posizioni e sale al 14° posto della classifica. La classifica del Country Index comprende i primi 75 Paesi per Pil nell’elenco della Banca Mondiale, e si basa sulle risposte di 2.500 intervistati relative a fattori quali Purpose (scopo) ed Esperienza, oltre a parametri quali cultura, business, turismo, qualità della vita e sistema di valori.

Tutela dell’ambiente, qualità della vita e tolleranza i parametri più importanti

Si tratta di una chiave di lettura che consente di comparare i Paesi con un Pil più basso con Nazioni tradizionalmente più forti, dando luogo a un ordine mondiale totalmente inedito. Nell’Index 2019 cresce l’importanza dei parametri tutela dell’ambiente, qualità della vita e tolleranza, considerati i misuratori più rilevanti nella definizione della “grandezza” di una Nazione. E secondo il nuovo Index gli Stati Uniti perdono 5 posizioni (12° posto) e il Regno Unito 7 (19° posto), entrambi i Paesi sono considerati perciò meno appetibili sia come destinazioni turistiche o mete di studio, ma anche per gli investitori, che ne mettono in discussione le politiche in quanto influenzano il sistema di valori.

Italia 46a per tutela ambientale e 44a per tolleranza

Nonostante le promesse relative a investimenti in innovazione e tutela ambientale, l’Italia al momento è ferma al 46° posto per la tutela ambientale. Dietro di noi c’è la Malesia che di recente ha assunto una netta posizione contro l’esportazione dei rifiuti provenienti dai Paesi occidentali. Più preoccupante per un Paese che fa affidamento sul turismo però è la 44a posizione occupata dall’Italia nel parametro relativo alla tolleranza. Nell’Index, l’Italia si colloca poi al 33° posto nel ranking Good for Business, dimostrando di avere un buon margine di miglioramento. Ed è al 37° posto nella classifica della tecnologia avanzata dietro la Slovacchia, giudicata più smart, e appena sopra al Sudan.

Italia al top per ricchezza del patrimonio artistico e cultura

Il Country Brand Index di FutureBrand esplora invece il concetto di Countrymaking come leva per potenziare il turismo e gli investimenti. E quest’anno l’Italia si conferma al 1° posto per la ricchezza dei punti di interesse storico, il patrimonio artistico e la cultura, riporta Ansa. Tuttavia, ha infrastrutture non sempre all’altezza della situazione, un rapporto qualità-prezzo giudicato poco conveniente, e manca di politiche concrete che impediscano alle città d’arte di trasformarsi in mete di un turismo poco rispettoso.

I Paesi che ambiscono a rafforzare la forza del proprio brand devono perciò necessariamente ottenere un punteggio elevato nel parametro relativo alla qualità della vita. Parametro in cui l’Italia è 28a, dimostrando anche in questo caso di avere ancora molto da fare


Consumatori sempre meno fedeli ai brand: è l’effetto Disloyalty

Si definisce brutalmente effetto Amazon: è l’abbandono dei brand preferiti a favore di altri più convenienti, più nuovi o più appealing. E il fenomeno si diffonde su scala mondiale. A decretarlo è lo studio Disloyalty condotto da Nielsen su un campione di oltre 30.000 consumatori connessi a Internet in 64 Paesi del mondo. L’analisi mette in luce  che i consumatori globali sono attivamente alla ricerca di novità. Un ampia fetta del campione – ben il 42% – dice di provare nuovi prodotti/brand molto volentieri e quasi la metà (49%) – pur preferendo acquistare prodotti o servizi che già conosce  – qualche volta è intenzionata a sperimentare novità. Solo l’8% degli individui resta fedele alla propria marca, scegliendo di rimanere su un terreno percepito come sicuro.

Le differenze fra Ovest ed Est del mondo

Questo trend si verifica anche in Italia: il 35% dei consumatori dello Stivale ama provare nuovi prodotti e brand, e il 57% è disposto a provarli ogni tanto. In generale, i consumatori delle regioni asiatiche e del Pacifico hanno una maggiore propensione a questi episodi di infedeltà, che è poi il significato della parola Disloyalty:  il 47% di loro dichiara infatti di amare provare nuovi prodotti e brand. I consumatori del Nord America e dell’Europa sono invece i meno propensi ad abbandonare i propri brand preferiti (36% e 33% rispettivamente).

Nuovi rischi, ma anche diversificazione dell’offerta

“L’aumento dell’infedeltà nei consumi crea nuovi rischi, ma anche opportunità di diversificazione dell’offerta. Parte di questa infedeltà è riconducibile al cosiddetto effetto Amazon, che ha espanso le possibilità di scelta e creato una maggiore consapevolezza sui prezzi. Ma non solo. Anche la sempre maggiore convergenza tra online e offline cambia le logiche di relazione con i clienti. Le marche devono lavorare sui servizi correlati al prodotto, sempre più parte integrante di una relazione capace di sfuggire a una logica puramente price-based” spiega Christian Centonze, Food Industry Director di Nielsen in Italia.

Si cambia a favore di un migliore rapporto qualità/prezzo

Sono molteplici i motivi che spingono i consumatori a cambiare marca, e sono allineati in tutti i paesi del mondo. In prima battuta, la ragione dell’infedeltà è da attribuirsi al rapporto qualità/prezzo, riconosciuto dal 39% del campione quale fattore chiave nella scelta di un nuovo brand/prodotto. In seconda posizione, tra le ragioni del “tradimento”,  c’è la qualità superiore (34%), seguita dal dal prezzo (32%) e dalla convenience (31%). Al contempo solo il 28% dei consumatori è influenzato dalla notorietà e affidabilità di un brand. I dati sono ovviamente di massima e variano, anche in maniera sensibile, in relazione alle diverse categorie merceologiche.