Sharing mobility, in Italia è destinato a crescere

Partire dai reali bisogni e condividere con gli altri i consumi, con formule che rendono vantaggioso a se stessi e alla più ampia collettività il riuso dei beni. È questa una definizione possibile di sharing economy o ‘economia della condivisione’, che anche in Italia, grazie al progredire del web e dell’accessibilità a determinate piattaforme tecnologiche, cresce nel segno della convenienza e del fare community. Oggi si può scegliere di lavorare in un coworking, partecipare a un progetto attraverso il crowdfunding, compiere gli acquisti attraverso il social shopping e cenare in un home restaurant.

In un paese come l’Italia, dove il trasporto su gomma ha primeggiato sulle altre forme di trasporto passeggeri, inediti scenari li apre la sharing mobility, che da qualche anno sta differenziando l’offerta nelle principali città italiane: Milano, Roma, Torino, Firenze e Palermo. Secondo dati della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, almeno un milione di italiani ha provato almeno una volta un servizio di sharing mobility. L’identikit è quello del giovane abituato a connettersi attraverso lo smartphone, attivare il servizio tramite un’app e pagare con carta di credito. I detrattori di queste nuove formule di mobilità sembrano essere i tassisti, con qualche rilevante caso di adeguamento al mutato scenario di mercato.

Quanto ai servizi attivi in Italia, il più semplice, leggero e pulito è il bike sharing, che ha coinvolto nel 2016 circa 200 mila utenti nelle principali aree metropolitane, consentendo una scelta tra bici tradizionali (city bike, mountain bike), a pedalata assistita o elettrica. Meno diffuso è lo scooter sharing: Enjoy possiede una flotta di Piaggio MP3 a Milano, anche perché l’utilizzo tipico del noleggio condiviso avviene su tratti medi di 6 km (dati provenienti dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile), quindi lo scooter può rispondere a tali esigenze del consumatore. Il core business di Enjoy è tuttavia il car sharing, presidiato nelle principali città dalle Fiat 500 in livrea rossa della società controllata da Eni.

Già, la sharing mobility è un affare fiutato dalle grandi compagnie, decise a intercettare l’importante trend di mercato. Così nel car sharing opera anche Car2Go, riconoscibile dalla flotta di Smart bianche: la proprietà è riconducibile a Daimler, il gruppo automobilistico tedesco che oltre a Smart controlla Mercedes. Vi è poi la formula del car pooling, o passaggio condiviso. L’operatore più noto in Italia è BlaBlaCar, ed è sempre più apprezzato in caso di trasferimenti extraurbani. L’identikit del passeggero cambia, invece, nel caso di Uber: in Italia è presente solo con i servizi premium che prevedono grandi berline con autista, dunque gli utenti (circa 13 mila prenotazioni mensili) sono soprattutto businessmen e  turisti facoltosi.