Nel 2100 la popolazione italiana sarà dimezzata

Gli esperti dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme) alla School of Medicine dell’University of Washington dicono che la popolazione italiana, con già alle spalle il picco di 61 milioni di abitanti nel 2014, nel 2100 crollerà a circa 30,5 milioni. Entro il 2100 sui 195 Paesi del mondo protagonisti dello studio 183 non avranno tassi di fertilità abbastanza alti da mantenere le popolazioni attuali senza politiche di immigrazione liberale. Secondo il maxi studio pubblicato su The Lancet, per la popolazione mondiale si raggiungerà il picco nel 2064, a circa 9,7 miliardi. Poi comincerà l’inversione di tendenza, che a fine secolo farà scendere gli abitanti globali a quota 8,8 miliardi. Con 23 paesi, fra cui l’Italia, che vedranno ridursi le popolazioni di oltre il 50%.

Il Portogallo nel 2100 potrebbe contare 5 milioni di persone

Al contrario, si prevede che la popolazione del Regno Unito crescerà dai circa 67 milioni del 2017 a circa 71 nel 2100, con un’aspettativa di vita che da 81 anni del 2017 è destinata a salire a quasi 85 nel 2100. Fra i Paesi che vedranno dimezzarsi le popolazioni, riporta Adnkronos, figurano anche il Giappone (da 128 milioni a 60 milioni), o il Portogallo, che nel 2100 potrebbe contare solo 5 milioni di persone. Gran parte del previsto declino della fertilità riguarda in realtà i Paesi ad alta fertilità, in particolare nell’Africa sub-sahariana, dove i tassi dovrebbero scendere per la prima volta sotto il livello di sostituzione, da una media di 4,6 nascite per donna nel 2017 a 1,7 nel 2100.

Africa sub-sahariana, Nord Africa e Medio Oriente uniche regioni a crescere

Nel Niger, dove nel 2017 il tasso di fertilità era il più alto del mondo (le donne hanno partorito una media di 7 bambini), si prevede un crollo a circa 1,8 entro il 2100. Ma nel frattempo si prevede comunque che la popolazione dell’Africa sub-sahariana triplicherà nel corso del secolo, per via anche di fattori come il calo della mortalità. Il Nord Africa e il Medio Oriente sono l’unica altra regione che prevede una popolazione più ampia nel 2100. Ovviamente si tratta di previsioni, sensibili a cambiamenti enormi sollecitati da modifiche nei fattori in gioco.

Gli over 80 supereranno gli under 5 con un rapporto di 2 a 1

Le politiche di immigrazione liberale “potrebbero aiutare a mantenere la dimensione della popolazione e la crescita economica anche se diminuisce la fertilità”, affermano gli autori. Il nuovo studio prevede enormi cambiamenti anche nella struttura dell’età globale, con una stima di 2,37 miliardi di over 65 nel mondo nel 2100, rispetto a 1,7 miliardi di under 20. Gli over 80 supereranno gli under 5, con un rapporto di 2 a 1. Si prevede infatti che il numero di bambini di questa fascia d’età diminuirà del 41% (da 681 milioni nel 2017 a 401 milioni nel 2100), mentre il numero di persone di età superiore a 80 anni aumenterà di 6 volte (da 141 a 866 milioni).


L’emergenza Covid fa paura ai lavoratori, ma le aziende si scoprono più digitali

La situazione creata dal Covid-19 fa ancora paura: non più per l’emergenza sanitaria, e quindi per i rischi legati alla propria salute, ma per il timore di poter perdere il proprio posto di lavoro. Sono infatti oltre sei su dieci (62%) gli italiani che hanno paura di rimanere senza occupazione se la situazione economica del datore di lavoro sarà influenzata dalla crisi, otto punti in più della media globale. La stessa paura, infatti, si riscontra anche in diversi altri Paesi del mondo, ma con percentuali più contenute, tranne che in Cina (63%), Hong Kong (66%) e India (78%). Tornando all’Italia, lo spettro della disoccupazione preoccupa soprattutto i lavoratori più giovani (84% dei 18-24enni e 69% dei 25-34enni contro solo il 46% degli over 55). Sono tutte evidenze scaturite dall’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine sul mondo del lavoro di Randstad, operatore mondiale nei servizi Hr, condotta a maggio in 15 nazioni per scoprire l’impatto del coronavirus sul mondo del lavoro e le reazioni di imprese e lavoratori all’emergenza.

Più fiducia nel Governo

Nel malaugurato caso in cui si dovesse perdere la propria occupazione, gli intervistati italiani hanno dichiarato di aver fiducia nel proprio datore di lavoro per ricollocarsi (52%) o nel Governo per avere un sostegno finanziario o nella ricerca di un altro impiego (54%). In particolare, anche se in Italia la fiducia nelle Istituzioni resta più bassa di 13 punti rispetto alla media globale, questa è aumentata dell’8% in confronto alla precedente rilevazione di marzo. Un altro aspetto che emerge dall’analisi è che la situazione critica ha però accelerato la diffusione di soluzioni digitali e di modelli di organizzazione del lavoro più evoluti.

Aziende proattive verso la digitalizzazione

Si scopre infatti che, secondo i lavoratori intervistati, l’azienda con cui collaborano li sta accompagnando verso nuove forme di soluzioni lavorative investendo in nuove tecnologie e soluzioni digitali (62%), fornendo gli strumenti necessari a lavorare da casa o da un altro luogo al di fuori dell’ufficio (59%) e mettendo a disposizione piani di formazione su strumenti e competenze digitali (61%). Anche in questo caso, le valutazioni risultano più basse rispetto alla media globale e ai risultati dei paesi più avanzati sul digitale, ma evidenziano come le imprese stiano reagendo positivamente all’emergenza. Anche i lavoratori sono positivi e proattivi su questo fronte: il 70%  sostiene di essersi ben adattato alla nuova situazione lavorativa e l’80% si ritiene pronto per il lavoro digitale.


Il 2020 è l’anno peggiore da inizio secolo per le immatricolazioni delle auto

Si stima che nel 2020 le prime iscrizioni di veicoli nuovi di fabbrica scenderanno al di sotto degli 1,6 milioni rilevati nel 2013. Una delle cause della brusca frenata nella vendita di autoveicoli è la contrazione del potere di acquisto generato dalle ripercussioni economiche dovute dal lockdown sulle famiglie italiane. In due mesi, marzo e aprile, il crollo medio è stato dell’80%, con 370 mila prime iscrizioni di veicoli in meno, 300 mila delle quali auto. Una condizione che secondo l’Aci porterà il mercato delle quattro ruote a toccare il livello più basso mai registrato da inizio secolo. A monte del rinvio della corsa agli acquisti di nuove auto c’è però anche l’attesa dell’erogazione di incentivi da parte del Governo, come richiesto a gran voce da tutti gli operatori del settore.

Le regioni più penalizzate sono quelle del Sud

Le Regioni più penalizzate nel corso di quello che è stato definito un annus horribilis per il mondo dell’auto sono e saranno quelle del Sud che già oggi presentano un indice di trasferimenti e prime iscrizioni notevolmente più elevato rispetto alla media nazionale, pari a 1,6. Al Sud infatti sono 3,6 gli acquisti di auto usate per ogni acquisto di auto nuove, e le autovetture euro 0-1-2-3 costituiscono il 44,5%, contro una media italiana attestata su 32,5%. In questo scenario pesanti saranno però anche le conseguenze per l’ambiente. Aumenterà, infatti, l’età media delle autovetture in circolazione, che oggi è pari a 11 anni e 5 mesi.

Frenano le auto ibride ed elettriche, risalgono le iscrizioni per le vetture a gasolio

La frenata causata dalla pandemia riguarda anche le auto ibride ed elettriche, mentre risalgono le iscrizioni per le vetture alimentate a gasolio, riporta Ansa. In ogni caso, nel 2019 il mercato dell’auto ha visto una spesa complessiva pari a 155 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente (+0,3% a prezzi costanti). L’esborso maggiore è stato rivolto all’acquisto di vetture (49 miliardi), poi al carburante (39 miliardi) e alla manutenzione (26 miliardi).

Si spera nella ripartenza della produzione dei brand di componenti e concessionari

Per quanto riguarda la componente fiscale dei trasporti lo scorso anno era pari a 65 miliardi di euro, in linea con il 2018. L’entrata maggiore per l’erario è stata relativa alla vendita dei carburanti (circa 35 miliardi), alla quale segue l’Iva per l’acquisto del veicolo (circa 8,5 miliardi), e la tassa automobilistica (6,7 miliardi). Aci auspica per il mese di maggio un quadro più roseo, anche grazie alla ripartenza della produzione di alcuni brand di componenti e concessionari.

 


I gusti letterari in digitale degli italiani durante il lockdown

Amazon.it rivela i gusti letterari in digitale dei clienti italiani durante i due mesi di lockdown, e presenta la classifica degli autori e dei titoli più gettonati. I risultati si riferiscono ai consumi culturali digitali dei clienti di Amazon.it nei mesi di marzo e aprile 2020, e riguardano gli autori più citati nelle domande ad Alexa, l’assistente vocale di Amazon, i titoli più ascoltati su Audible, oltre agli eBook più letti, disponibili su Kindle Store. E se nel 2019 Dante era capolista assoluto della classifica degli autori più citati nelle domande ad Alexa, l’interesse per le fiabe per bambini ora spinge Charles Perrault in prima posizione.

Perrault, Manzoni, Boccaccio i più chiesti ad Alexa

La curiosità dei clienti che utilizzano Alexa in Italia si è rivolta anche a tre giganti della letteratura italiana, Alessandro Manzoni, al 2° posto dopo Perrault, e Boccaccio, al 3°. Dante invece resta nella top 10, ma in quarta posizione.

Nella top 10 degli autori più richiesti ad Alexa negli ultimi due mesi compaiono anche i “classici” Antoine de Saint-Exupéry, i Fratelli Grimm, Gabriel García Márquez, Edmondo De Amicis, Giovanni Verga e Italo Svevo, riporta Askanews.

I titoli più ascoltati su Audible

I titoli più ascoltati in Italia negli ultimi due mesi attraverso Audible invece sono stati La misura del tempo di Gianrico Carofiglio, I leoni di Sicilia di Stefania Auci, che mantiene invariata la sua seconda posizione già da un anno, e La casa delle voci di Donato Carrisi. Nel 2019, I leoni di Sicilia era preceduto da Harry Potter, la saga completa di J.K. Rowling, e seguito in terza posizione da La scomparsa di Stephanie Mailer, di Joel Dicker.

La celebre saga scaturita dalla penna di J.K. Rowling si conferma inoltre l’audiolibro più ascoltato di sempre su Audible, seguito in questo primato da I pilastri della terra (Ken Follet) e L’amica geniale, di Elena Ferrante.

Romanzi, libri motivazionali e fumetti in Top 10

Al vertice della top 10 dei titoli più letti in formato digitale durante il lockdown si posiziona il romanzo La ragazza della neve (Pam Jenoff), seguito da l’eBook Stai calmo e usa le parole giuste nel giusto ordine (P. Borzacchiello), e da Harry Potter e il Calice di Fuoco (J.K Rowling).

Al 4° e 5° posto entrano in classifica due fumetti, Diabolik | Celebrity Hunted – Caccia all’uomo (M. Gomboli ed E. Facciolo), e Le più belle storie del Rinascimento di Disney.

In sesta posizione debutta nella top 10 il libro motivazionale Come persuadere, influenzare e manipolare usando schemi di linguaggio (Steve Allen), seguito da Delitti Vaticani (A. Thomson) e da Racconti di Hogwarts (J.K. Rowling).

Chiudono la top 10 Il Pensiero positivo (Marcello Borelli), e il racconto Laurie, firmato Stephen King.


Acqua, italiani poco consapevoli dello spreco

L’acqua non è un bene illimitato, e questa consapevolezza dovrebbe guidare cittadini e aziende ad adottare nuove abitudini di consumo volte alla sua tutela e salvaguardia. Secondo il World Resources Institute lo stress idrico dell’Italia, ovvero il rapporto tra l’uso dell’acqua e l’approvvigionamento idrico, entro il 2040 rientrerà nella fascia critica alta, la quarta su 5. È bene quindi riflettere, specie in questo periodo costretti a casa, a come ridurre lo spreco idrico domestico. Come? Ad esempio applicando riduttori di flusso ai rubinetti, facendo la doccia invece del bagno, chiudendo il rubinetto mentre ci laviamo le mani o ci radiamo, e utilizzando lavatrice e lavastoviglie sempre a pieno carico.

Il consumo per uso civile di acqua in Italia è di 220 litri pro capite al giorno

L’Italia, purtroppo, in termini di spreco idrico resta indietro rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030. Quanto a spreco di acqua potabile registriamo il maggiore prelievo pro capite tra i 28 Paesi dell’Unione europea, pari a 156 metri cubi per abitante nel 2015 (dati Istat). Finish ha realizzato con Ipsos una ricerca dalla quale emerge che la scarsa preoccupazione degli italiani per l’acqua nasce anche dall’errata percezione dei reali consumi di una famiglia. Si ritiene infatti che in media una famiglia consumi poco più di 100 litri al giorno, mentre in realtà il consumo per uso civile di acqua in Italia è di 220 litri pro capite al giorno.

Tra le tematiche ambientali è la meno “sentita”

A questi dati si aggiunge che, nonostante una sempre più diffusa consapevolezza di nuove e migliori pratiche utili a ridurne il consumo, i comportamenti dei cittadini italiani nei confronti della sua scarsità continuano a non essere correttamente indirizzati, riferisce Ansa. Dalla ricerca emerge poi che oggi solo 2 italiani su 10 pensano che la scarsità d’acqua sia già un problema. Tra le tematiche ambientali la scarsità d’acqua viene infatti legata alla stagionalità in specifiche zone del nostro Paese, e viene posta in secondo piano rispetto ad altri elementi, come la gestione dei rifiuti, l’inquinamento della plastica nei mari e l’inquinamento dell’aria.

Solo il 50% di chi ha la lavatrice la usa a pieno carico

Se nel 39% delle case italiane non è presente la lavastoviglie, dove lo è (61%) l’abitudine a lavare i piatti a mano è ancora molto diffusa.

L’utilizzo di questo elettrodomestico, rispetto al lavaggio a mano delle stoviglie, consente di ridurre ogni volta il consumo d’acqua da 122 litri a soli 12 litri. Non solo l’impiego della lavastoviglie, ma anche i comportamenti che accompagnano il suo utilizzo possono fare la differenza. Oggi ancora il 56% degli italiani sciacqua i piatti prima di metterli in lavastoviglie, sprecando fino a 38 litri d’acqua ogni volta. Inoltre, se la maggior parte degli italiani sa che si consuma meno acqua con la lavatrice a pieno carico, solo il 50% adotta questa modalità di lavaggio.


Covid-19, le misure adottate dalle aziende

Le conseguenze del Coronavirus, oltre ovviamente alla salute, riguardano molti ambiti della vita sociale, tra cui l’economia, le aziende e il mondo del lavoro.

Ma come reagiscono le aziende per contrastare l’emergenza da Covid-19 e gestire le ripercussioni della diffusione del virus sull’economia e l’organizzazione del lavoro? “Le aziende, in questi giorni concitati, hanno dovuto affrontare con senso di responsabilità la gestione dell’emergenza – spiega Isabella Covili Faggioli, presidente Aidp -. Abbiamo voluto così indagare le modalità con cui i direttori del personale hanno affrontato una simile situazione, gli strumenti che hanno messo in campo e la portata di tali azioni consapevoli che la sfida è tutt’altro che scontata”.

Dallo smart working alla sospensione totale delle attività di formazione in aula

Alla domanda posta dalla ricerca dell’Aidp, l’associazione italiana dei direttori del personale, quasi il 90% del campione afferma che nell’azienda in cui lavora sono state adottate misure per contrastare il Coronavirus, mentre il 7% afferma che non sono state adottate misure. Rispetto alle misure messe in atto, il 68% del campione afferma che la propria azienda utilizza lo Smart working, seguito dal 50% che ha previsto una sospensione parziale dei viaggi di lavoro, il 48% mette in atto misure precauzionali rivolte ai dipendenti che presentano sintomatologie influenzali, e il 48% la sospensione totale delle attività di formazione in aula, riporta Adnkronos.

Il 10% dei dipendenti è preoccupato

Tra le percentuali più basse, il 2% del campione afferma che la propria azienda ha attivato la sospensione totale di tutte le attività e la sospensione totale degli interventi tecnici (interventi a domicilio). Rispetto alla domanda Come hanno reagito i vostri dipendenti alle misure adottate?, il 57% dei rispondenti ha risposto positivamente, mentre il 10% con preoccupazione. Rispetto alla durata temporale delle misure adottate, poi, il 45% del campione afferma che a oggi non sono ancora in grado di prendere una decisione in base alle informazioni a disposizione, il 17% fino al 2 marzo, e solo il 2% oltre il 15 marzo.

Gestire i contatti con la Cina

Rispetto alla domanda Per la vostra attività produttiva avete contatti con persone provenienti dalla Cina o Paesi in cui il virus è fortemente diffuso (dipendenti e/o fornitori)?, il 31% dei rispondenti sostiene di avere contatti con persone provenienti dalla Cina o Paesi in cui il virus è fortemente diffuso, mentre il 64% afferma di non avere contatti. Il 64% dei rispondenti afferma che le proprie attività produttive e/o di servizio sono collocate prevalentemente solo in alcune regioni italiane, mentre il 36% in tutta Italia.

 


La fine dell’anno è il periodo più caldo per il phishing finanziario

Durante le vacanze natalizie è facile acquistare d’impulso, e prendere decisioni avventate quando si cerca un regalo straordinario a un prezzo vantaggioso. L’esigenza di concludere un buon affare nell’acquisto dei regali rende gli utenti facile preda dei criminali informatici, che approfittano sempre di questa debolezza. La fine dell’anno è un periodo particolarmente proficuo per loro, ma anche il Black Friday, o il Cyber Monday, che vedono un aumento non solo nelle vendite, ma anche nelle attività malevole. I ricercatori di Kaspersky hanno rilevato una crescita del 9,5% nel solo phishing finanziario nell’ultimo trimestre del 2019, e un aumento nel numero e nella varietà delle attività di spam e truffa.

I brand più conosciuti sono usati come esca

A stagione conclusa, l’analisi del panorama delle minacce durante il periodo di vacanze offre una migliore comprensione dei cambiamenti nelle attività fraudolente. Nel 2019 la quota di phishing finanziario ha continuato a crescere, superando la metà (52,61%) di tutti i tentativi di phishing nel quarto trimestre.

Il phishing si conferma un modo efficace di indurre gli utenti a fornire i propri dati personali e le credenziali della carta di credito ai criminali informatici. I brand più conosciuti sono spesso usati come esca. Tra i vari casi, i ricercatori di Kaspersky hanno individuato una pagina che replicava il sito di Amazon e offriva agli utenti promozioni natalizie, e permetteva ai criminali di sottrarre le loro credenziali di Amazon Prime.

Dal Black Friday alla settimana prima di Natale crescono i tentativi di truffa

Queste truffe spesso si rivelano efficaci. L’analisi dell’attività di phishing che sfrutta i nomi dei brand eBay e Alibaba ha rilevato una crescita significativa poco prima della stagione più calda dello shopping. Solo pochi giorni prima dei saldi del Black Friday, il numero di utenti che aveva tentato di accedere alle pagine di phishing di eBay è quadruplicato, raggiungendo oltre 8.000 tentativi al giorno. Le visite si sono mantenute alte fino a metà dicembre e hanno registrato un ulteriore picco una settimana prima di Natale. Un caso simile è stato osservato con le versioni di phishing del sito web Alibaba.

Attenzione alle email di spam

Anche le email di spam hanno mostrato una leggera crescita nel periodo delle vacanze, ma una significativa diversificazione degli argomenti. Gli schemi fraudolenti includevano dalle promesse di donazioni natalizie alle truffe con tentativi di furto di criptovaluta, ma anche email dannose inviate alle organizzazioni come falsi ordini natalizi urgenti. Queste truffe legate alle vacanze e le e-mail di spam non sono limitate al periodo natalizio. Anche gli utenti del Sud Est asiatico hanno ricevuto le tipiche “offerte regalo”, legate invece al Capodanno lunare.


Attenzione al burnout, può causare disturbi cardiaci

Può capitare a tutti di sentirsi terribilmente stanchi, privi di energia, demoralizzati e irritabili. Ma quando iniziano a comparire anche altri sintomi, oltre a stanchezza ed esaurimento, è bene correre ai ripari, perché potrebbe trattarsi di burnout, una sindrome da stress associata dalla scienza anche al rischio di sviluppare un disturbo del ritmo cardiaco, la fibrillazione, potenzialmente mortale. A queste conclusioni è arrivato un ampio studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, una rivista dell’European Society of Cardiology (Esc), che indica nel burnout una delle cause dell’aritmia cardiaca.

Un esaurimento vitale causato da stress prolungato e profondo

“Questo esaurimento vitale, comunemente indicato come sindrome del burnout, è tipicamente causato da stress prolungato e profondo sul lavoro o a casa”, dice  l’autore dello studio Parveen K. Garg, dell’Università della California del Sud a Los Angeles. “I risultati del nostro studio fanno chiarezza sul danno che può essere causato nelle persone che soffrono di questa forma di esaurimento”, se non viene controllata. La fibrillazione atriale è la forma più comune di aritmia cardiaca. Si stima che 17 milioni di persone in Europa e 10 milioni negli Usa ne soffriranno entro il prossimo anno, con il relativo aumento del rischio di infarto, ictus e morte. Tuttavia, ciò che provoca la fibrillazione atriale non è ancora del tutto chiaro.

Un rischio maggiore di sviluppare fibrillazione atriale

Il disagio psicologico è stato suggerito come fattore di rischio per la fibrillazione atriale, ma studi precedenti hanno mostrato risultati contrastanti. Inoltre, fino a ora, l’associazione tra sindrome del burnout e fibrillazione atriale non era stata analizzata. I ricercatori quindi hanno esaminato oltre 11.000 soggetti in cerca di sintomi di burnout, indagando anche su aggressività, uso di antidepressivi e scarso supporto sociale. Li hanno poi seguiti per un periodo di quasi 25 anni per intercettare un eventuale sviluppo della fibrillazione atriale. Ebbene, i partecipanti con i più alti livelli di burnout avevano un rischio maggiore del 20% di sviluppare fibrillazione atriale nel corso del follow-up, rispetto a quelli con poca o nessuna evidenza di questo tipo di problema.

Aumento dell’infiammazione e maggiore attivazione della risposta fisiologica allo stress

Secondo Garg, probabilmente sono in gioco due meccanismi. “L’esaurimento è associato a un aumento dell’infiammazione e a una maggiore attivazione della risposta fisiologica allo stress del corpo – ha spiegato -. Quando questi due elementi vengono innescati in modo cronico, possono avere effetti gravi e dannosi sul tessuto cardiaco, che potrebbero alla fine portare allo sviluppo di questa aritmia”. Sono necessarie ulteriori ricerche per identificare azioni concrete da parte dei medici per aiutare i pazienti con burnout, ha affermato ancora Garg. Questa sindrome “aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, compresi infarto e ictus. Ora diciamo che può anche aumentare il rischio di sviluppare la fibrillazione atriale – ha aggiunto lo studioso – un’aritmia cardiaca potenzialmente grave”.

 


Record italiano per il collegamento wi-fi “sostenibile” tra Sardegna e Spagna

Il Politecnico di Torino annuncia la messa a punto di un collegamento wi-fi “lungo” oltre 700 chilometri. Si tratta di un record italiano raggiunto grazie a un sensore e un ricevitore connessi fra la località di Carloforte, situata sull’isola di San Pietro, in Sardegna, e la Catalogna, a poca distanza da Barcellona.

Il sistema, presentato in occasione del convegno di agrometeorologia XWC19. non ha l’obiettivo di portare connettività alle persone ovunque, ma è stato pensato per raggiungere con una rete dati capillare e aperta le zone situate in campagna: è stato infatti usato nella viticultura per il controllo a distanza della salute delle vigne. E potrà permettere anche di controllare lo stato del manto nevoso, o di piazzare una rete di sensori sismici su strade, ponti e zone a rischio.

Un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la raccolta di dati

Si tratta di un progetto iniziato nel 2017, con una sperimentazione condotta dagli iXem Labs dell’ateneo torinese impegnati nella ricerca per il superamento del divario digitale. Il progetto permetterà di costruire un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la raccolta di dati (l’internet delle Cose), applicabile in qualsiasi luogo, anche quelli più remoti, indipendentemente dalla disponibilità di energia e dalle condizioni di copertura. Perché il sistema sia sostenibile e replicabile sono necessarie due caratteristiche essenziali, ovvero, consumi energetici ridottissimi e collegamenti a lunga distanza, riporta Ansa.

Un’alternativa dalla connotazione radioamatoriale alla digitalizzazione a banda larga

“La rivoluzione digitale in corso – spiega il direttore di iXem Labs, Daniele Trinchero – impatta tutti i settori produttivi, soprattutto con il prossimo avvento delle piattaforme per l’Internet delle Cose. Questo esperimento ha carattere dimostrativo, con una forte connotazione radioamatoriale. Abbiamo scelto le condizioni di propagazione più favorevoli per raggiungere distanze sempre maggiori, con grande attenzione alla sostenibilità. Il record del 2007 fu ottenuto utilizzando solo materiali riciclati e obsoleti, dimostrando una via alternativa alla digitalizzazione a banda larga”.

Dispositivi compatti, di facile installazione, e a bassissime emissioni

“Oggi sperimentiamo dispositivi compatti, di facile installazione, a bassissime emissioni, con fabbisogno energetico minimo, e quindi replicabili”, continua Daniele Trinchero. Insomma, per il direttore di iXem Labs, sarà questa l’Internet del futuro. “L’esperimento condotto dagli studiosi – aggiunge Salvatore Puggioni, sindaco di Carloforte – dimostra ancora una volta come le potenzialità di sviluppo dell’Isola passino anche attraverso l’adesione a progetti posti sulla frontiera della ricerca”.

 


Mercato digitale italiano, +2,8% l’anno fino al 2021

Nel triennio 2019-2021 il mercato digitale italiano crescerà con un tasso medio annuo del 2,8%. Una percentuale derivante da incrementi del 2,5% (72.223 milioni di euro) nel 2019, del 2,8% (74.254 milioni) nel 2020, e del 3,1% (76.536 milioni) nel 2021. La proiezione per i settori dell’informatica, telecomunicazioni, contenuti digitali ed elettronica di consumo fa seguito a un 2018 già chiuso in crescita del 2,5%, e al quarto anno consecutivo di ripresa del mercato. Si accentuerà però lo scarto fra le dinamiche delle componenti più consolidate e più innovative, con le seconde stimate a tassi di crescita 10 volte più elevati. Le stime scontano però la continuità degli investimenti in reti di comunicazione ad alta capacità, dei programmi Impresa 4.0 e dei programmi di ammodernamento della PA del nuovo Piano Triennale.

“In tutti i settori le medie e grandi imprese investono nel digitale”

È questo il quadro che emerge dall’edizione 2019 del rapporto Il Digitale in Italia, presentato da Anitec-Assinform, l’Associazione delle imprese dell’ICT aderente a Confindustria in collaborazione con NetConsulting cube.

“Si è innescato un processo virtuoso – commenta Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform -. La spinta delle componenti più innovative si autoalimenta sulla base di risultati concreti e si trasmette all’intero mercato, a partire dal software ai servizi. In tutti i settori le medie e grandi imprese investono nel digitale, visto non più solo come fattore di efficienza, ma come leva strategica per innovare prodotti, servizi, modelli di business”.

Digital Enabler, tassi medi a +14,2% annui

A parte i servizi di rete, per il quali si attende la spinta del 5G, la progressione attesa per il medio termine è trasversale a tutti i comparti. Tra il 2019 e il 2021, Dispositivi e Sistemi cresceranno a un tasso medio annuo dell’1,9%, Software e Soluzioni ICT del 6,3%, Servizi ICT del 6,1%, e Contenuti e Pubblicità Digitale del 7,2%. Estraendo dai diversi comparti le componenti più innovative (Digital Enabler) si ha conferma della loro crescente rilevanza, poiché da qui al 2021 aumenteranno a tassi medi annui del 14,2% l’IoT, del 13,9% la Cybersecurity, del 22% il Cloud, del 14,7% l’ambito Big Data, dell’11,6% le Piattaforme per la gestione Web, del 9,1% il Mobile business, dell’11,8% i prodotti e le applicazioni Wearable. In fortissima crescita anche AI e Blockchain, pur con valori di partenza contenuti.

Settori di utenza, confermato il ruolo trainante di Banche, Industria, Distribuzione, Utility

“Per gli investimenti digitali sono previsti incrementi medi annui del 4,7% per le grandi imprese, del 3,8% nelle medie e del 2,1% nelle piccole – precisa Gay – e quest’ultimo dato è da correggere al rialzo con pragmatismo, con incentivi centrati non solo sulla bassa taglia dimensionale o la localizzazione, ma anche indirizzati ai progetti delle grandi aziende che puntano a integrare le piccole in ecosistemi collaborativi”.

Per quanto riguarda i settori d’utenza, da qui al 2021 si conferma il ruolo trainante di Banche (+4,8%), Industria (+5,2%), Distribuzione (+5,1%), Utility 5,1%), e Assicurazioni (+5,1%). E dovrebbe migliorare anche il trend del settore pubblico (+ 0,6% PA Centrale, + 1,3% PA Locale), scontando l’attuazione del Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2019-2021.


1 2 3 5