Arriva Cybercity Chronicles, il videogame creato dal Dis di Palazzo Chigi

Un videogioco che rivisita il mito di Teseo e Arianna in chiave cyber e lo trasforma in un’App di edutainment. Ideato dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Cybercity Chronicles nasce per incoraggiare un uso corretto e consapevole di Internet, dei social media e delle nuove tecnologie. Il gioco infatti è stato sviluppato nell’ambito della campagna Be Aware Be Digital promossa dalla Sicurezza nazionale e volta a sensibilizzare gli studenti, ma anche i docenti e le famiglie italiane, verso un utilizzo positivo del web.

L’app è scaricabile gratuitamente dai principali store online, ed è fruibile da tablet e smartphone con i più diffusi sistemi operativi.

Il mito di Arianna e Teseo in chiave action adventure

Cybercity Chronicles è una action adventure ambientata nell’annus domini 2088. Cybercity è la prima città al mondo dove l’innovazione tecnologica si è così evoluta al punto da riscrivere completamente la vita, le abitudini e le interazioni sociali dei suoi cittadini. Con le meraviglie della rivoluzione digitale sono aumentati però anche i rischi, e “l’anima nera” di Cybercity è lo spregiudicato e assetato di potere, Asterio Taur, Ceo della omonima Taur Corp, assurto al rango di governatore grazie all’uso criminale della rete e dei sistemi infrastrutturali della città. Toccherà ai giovani agenti Tes e Diana, del Cybercity Security Department (CSD), provare a mettere in sicurezza la città e sconfiggere Taur con l’aiuto dell’assistente olografica Ar.i.a.n.n.a. (Artificial intelligence & augmented neural network assistant). L’uscita dal labirinto coinciderà con la restituzione della libertà digitale a tutti i cittadini di Cybercity.

Una battaglia da combattere con l’intuizione, la conoscenza e prototipi di armi cibernetiche

Il gioco, pensato soprattutto per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, ha un’interfaccia molto intuitiva. I giocatori, riporta Agi, armati di Kit, Zainetto per gli oggetti raccolti in scena e Arsenale per le armi, devono superare le sfide lanciate nei vari quartieri della città e vincere delle quest, alcune obbligatorie e altre facoltative, risolvendo vari enigmi attraverso mini-game. Si tratta di un’avvincente battaglia da combattere con l’intuizione, la conoscenza e prototipi di armi cibernetiche per neutralizzare i “cattivi”, Mr. Spam, Rambot, Fisher, Troll, H4t3r, Flamer, Rocky Zoom, e dribblare le minacce disseminate lungo i vicoli della città-labirinto.

Obiettivo, creare una relazione tra didattica e nuove tecnologie

L’obiettivo di Cybercity Chronicles, spiegano gli ideatori, è quello di “creare una relazione tra didattica e nuove tecnologie: far appassionare il giocatore al videogioco, coinvolgendolo nell’avventura, trasmettendogli nozioni e informazioni utili alla sua crescita culturale e digitale”. Non a caso all’interno del game si trova anche un Cyberbook, un glossario per familiarizzare con i principali termini utilizzati nel mondo della cybersecurity.


Vino, un settore da 11 miliardi di fatturato

Un settore che conta circa 2 mila imprese industriali e un fatturato di oltre 11 miliardi di euro, l’8% circa dell’intero fatturato italiano del Food&Beverage.

Questi i numeri del vino secondo l’Industry Book 2019, lo studio condotto annualmente da UniCredit su tendenze e prospettive di sviluppo del comparto vitivinicolo nazionale. Un comparto dall’elevata propensione all’export: 6,2 miliardi sono infatti generati sui mercati esteri, il 54% del fatturato totale, soprattutto grazie a picchi di eccellenza registrati nei segmenti Dop/Igp e spumanti. Nel 2018 la produzione nazionale di vino è stata molto abbondante (50,4 milioni di ettolitri, +10,5% rispetto all’anno precedente), confermando l’Italia per il quarto anno consecutivo primo produttore mondiale di vino, con un contributo di circa il 17% dalla produzione mondiale.

Dop, Igp e Bio

Con 523 prodotti certificati l’Italia detiene il primato mondiale dei vitigni certificati IG (Dop e Igp), tanto che 1 vino certificato su 3 in ambito europeo viene prodotto in Italia (Francia seconda con 435 vini). Nel 2018, poi, il 68% del vino prodotto in Italia era Dop o Igp (+3%), il primo cresciuto del 21,7% anno su anno (+23,4% rossi e +20,5% bianchi), e il secondo, in maniera più contenuta, del 2,5% anno su anno. Prosegue inoltre l’espansione della superficie dedicata alla coltivazione biologica della vite, il 16% dell’intera superficie nazionale. Alcune regioni italiane si stanno infatti specializzando proprio in questo tipo di produzione, come Calabria, Basilicata e Sicilia, la prima per ettari coltivati a viti Bio, riporta Askanews.

Usa, Germania e Regno Unito i primi tre mercati di sbocco

In terza posizione per consumi (oltre 22 milioni di hl, +0,9%) l’Italia detiene una quota del 19,8% del totale export in valore, con 6,2 miliardi di vendite sui mercati esteri. Gli Usa rimangono il primo mercato di sbocco, seguiti da Germania e Regno Unito. Questi 3 mercati insieme assorbono più della metà (53,6%) dell’export italiano globale. Tra i mercati di destinazione più in crescita rispetto al 2017, ci sono Francia (+10,1%), Svezia (+7,5%) e Paesi Bassi (+5,6%).

Cina, Canada, Usa, Giappone l’export del futuro

Nel 2020 i mercati più interessanti per l’export italiano di vini fermi saranno la Cina, dove si prevedono volumi di vendite in aumento dell’11,9%, il Canada (+6,5%) e il Giappone (+4,2%). Per gli spumanti si prevedono conferme per Canada, Usa e Cina, con stime di crescita rispettivamente del 18,4%, del 14,6% e del 12,2%. Stime al ribasso invece per la Germania, storico partner commerciale, per cui si dovrebbe assistere a una contrazione dei consumi (vini fermi -0,1%, spumanti -0,8%).


Insider threat, quando la cyber minaccia arriva dall’interno

Attacchi che sfruttano i privilegi di accesso ai dati interni di un’organizzazione e ai suoi sistemi informatici: sono gli insider threat, minacce che arrivano dall’interno dell’azienda e che spesso vengono individuate solo diversi mesi, o addirittura anni, dopo che si sono effettivamente verificate, rendendo significativo il loro effetto potenziale su un’organizzazione. Il 20% degli incidenti legati alla cyber security e il 15% delle violazioni dei dati analizzati provengono infatti da soggetti interni all’organizzazione. E i maggiori fattori scatenanti sono il profitto finanziario (47,8%), ma anche il puro divertimento (23,4%).

Spesso le aziende sono restie a intraprendere azioni contro i dipendenti

La conferma arriva dai dati contenuti nel Data Breach Investigations Report 2018 (Dbir), l’Insider Threat Report di Verizon, il fornitore di soluzioni avanzate di comunicazioni e Information Technology. Tuttavia, secondo gli esperti di Verizon, per molte organizzazioni le minacce interne rimangono un argomento tabù. Secondo lo studio le aziende si mostrano troppo spesso restie a riconoscere, segnalare o intraprendere azioni contro i dipendenti divenuti una minaccia per la loro organizzazione. Come se una minaccia interna fosse una macchia sui loro processi di gestione e sul loro nome, riporta Askanews da fonte Cyber Affairs.

Le cinque personalità che possono minacciare un’azienda

Particolare attenzione, evidenzia lo studio, è stata dedicata ai diversi tipi di minacce interne, inquadrate all’interno di specifici casi di scenario provenienti dal bagaglio di casi investigativi di Verizon. Queste sono state inquadrate all’interno di specifici casi di scenario provenienti dal bagaglio di casi investigativi di Verizon, che vanno dall’individuazione (e convalida), alla risposta e all’indagine, e poi alle lezioni apprese (misure correttive).

Inoltre, sono state individuate cinque personalità che possono minacciare un’azienda dall’interno: il lavoratore distratto, l’agente infiltrato, il dipendente insoddisfatto, la risorsa interna malintenzionata, e la terza parte incompetente.

“Violazione dei dati e attacchi alla sicurezza non sono stati presi sul serio”

“Per troppo tempo la violazione dei dati e gli attacchi alla sicurezza informatica interni sono stati tralasciati, e non sono stati presi sul serio”, commenta Bryan Sartin, executive director security professional services di Verizon.

Due fattori sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo di eliminare i cyber attacchi, sapere quali sono le risorse aziendali e chi vi ha accesso. Individuare e contenere le minacce interne richiede un approccio diverso rispetto alle attività relative alle minacce esterne. Il rapporto fornisce quindi anche consigli pratici e contromisure per aiutare le organizzazioni a implementare un Insider Threat Program completo, che dovrebbe comportare uno stretto coordinamento tra tutti i dipartimenti, da quello legale all’IT Security all’Hr, in modo da rispondere agli incidenti e gestire le investigazioni digitali forensi.


Nel 2019 il giorno di liberazione fiscale arriverà il 4 giugno

Il Tax freedom day, il tanto sospirato giorno di liberazione fiscale, quest’anno è un po’ più lontano, e solo il prossimo 4 giugno gli italiani lo potranno “festeggiare”. Secondo il Ministero dell’Economia nel 2019 la pressione fiscale è destinata ad aumentare, e ad attestarsi al 42,3%, lo 0,4 in più rispetto all’anno precedente. In pratica, solo dopo più di 5 mesi dall’inizio del 2019 (pari a 154 giorni lavorativi inclusi i sabati e le domeniche), il contribuente medio italiano smetterà di lavorare per assolvere a tutti gli obblighi fiscali dell’anno (Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, etc.), e dal 4 giugno inizierà a guadagnare per se stesso e per la propria famiglia.

Il Tax freedom day più “precoce” degli ultimi 25 anni? Il 24 maggio 2005

“Se consideriamo che la giornata lavorativa inizia convenzionalmente alle 8, ogni giorno ciascun italiano medio lavora per pagare le tasse e i contributi fiscali sino alle 11:23, vale a dire quasi 3 ore e mezza al giorno. Mentre gli rimangono solo 4 ore e mezza per “costruirsi” il reddito o la retribuzione netta”, sottolinea l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Guardando alla serie storica,

negli ultimi 25 anni il giorno di liberazione fiscale più “precoce” si è verificato nel 2005. In quell’occasione, con il Governo Berlusconi II, la pressione fiscale si attestò al 39,1%, e ai contribuenti italiani bastò raggiungere il 24 maggio (143 giorni lavorativi) per scrollarsi di dosso il giogo fiscale.

…e quello più in ritardo il 9 giugno 2012

Osservando sempre il calendario, quello più in ritardo, invece, si è registrato nel 2012 (anno bisestile) e nel 2013. Questo risultato così negativo, riferisce Adnkronos, si verificò perché la pressione fiscale raggiunse in quel biennio il record storico del 43,6% e, di conseguenza, quell’anno il giorno di liberazione fiscale si celebrò “solo” il 9 giugno.

“Nonostante i correttivi apportati in zona Cesarini con il maxiemendamento – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – la manovra di Bilancio del 2019 non ha introdotto quello shock fiscale che tutti si attendevano. Anzi, stando alle previsioni elaborate dal Ministero dell’Economia, la pressione fiscale per l’anno in corso è destinata addirittura ad aumentare, dopo 5 anni in cui ciò non accadeva”.

“Nel 2019 potrebbe aumentare anche il peso delle tasse locali”

Oltre a questo, “va segnalato che con la rimozione del blocco dei tributi locali prevista dalla manovra c’è il pericolo che tornino ad aumentare anche il peso delle tasse locali, che erano bloccate dal 2016 – aggiunge Zabeo -. Senza contare che è necessario disinnescare le clausole di salvaguardia, altrimenti dall’inizio del 2020 subiremo un aumento dell’Iva da far tremare i polsi”


In Lombardia nasce MADE, il competence center per l’Industria 4.0

È nato il MADE, il nuovo centro di rilevanza internazionale nel settore manifatturiero della Lombardia. Guidato dal Politecnico di Milano per aiutare le imprese ad affrontare la trasformazione digitale del piano Industria 4.0, il competence center sarà attivo dal prossimo settembre all’interno del Campus Bovisa. Il nuovo centro è frutto di una collaborazione tra le università di Milano, Bergamo, Brescia e Pavia, imprese e istituzioni. Il suo obiettivo è  formare più di 10.000 persone in tre anni erogare più di 86.000 ore-uomo di formazione, sviluppare più di 390 progetti e oltre 200 assessment digitali, coinvolgendo circa 15.000 aziende italiane, di cui l’80% Pmi.

Più di 2000 mq e 22 milioni di finanziamento

Con una superficie prevista di oltre 2000 mq, sviluppati nell’area del Campus Bovisa – Durando del Politecnico di Milano, il nuovo centro sarà organizzato a isole multifunzionali, dove 39 imprese mostreranno ad altre imprese, potenziali utenti o clienti, cosa è possibile fare con le nuove tecnologie. Ad esempio, riporta Ansa, un’isola mostrerà come progettare un prodotto con realtà aumentata, un’altra dove sarà possibile verificare come la robotica collaborativa può aiutare nei processi di assemblaggio, e un’altra ancora sarà dedicata alle tecnologie di Big data e Cybersecurity.

Il MADE potrà contare su un finanziamento triennale complessivo di 22 milioni di euro, di cui 11 provenienti dal Ministero dello Sviluppo Economico e 11 da privati, e di cui 14 destinati ad attrezzature e personale, e 8 a progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico.

Lean manufacturing e movimentazione interna come abilitatori della fabbrica del futuro

Con l’ambizione di costituire un punto di riferimento nazionale e internazionale per le Pmi, la progettazione e la strategia di MADE è stata realizzata in funzione degli obiettivi strategici manifestati da molte regioni italiane ed europee in ottica Industria 4. L’utente del Competence Center avrà quindi a disposizione le più recenti tecnologie digitali per l’industria manifatturiera. E il lean manufacturing e la movimentazione interna troveranno spazio come abilitatori della fabbrica del futuro.

“L’università deve trasferire e stimolare l’innovazione”

“Il Politecnico è stato il collettore di quasi 40 partner industriali, quattro Università, il territorio, l’Inail e le istituzioni, perché l’università moderna è responsabile del territorio in cui è connessa, quindi, deve trasferire e stimolare l’innovazione”, sostiene il Rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta. L’ambizione del nuovo MADE è quella di “diventare un punto di riferimento nazionale – aggiunge Resta – ma anche di andare oltre confine, connettendo questo centro di innovazione con altri centri europei”.

Oltre a Inail e alle Università di Bergamo, Brescia e Pavia, MADE raggruppa 39 imprese partner, fra cui Adecco, Hitachi Rail, Hyperlean, IBM, e Siemens.


Avere successo con l’head hunter. I consigli degli esperti

Quali sono i comportamenti chiave per affrontare un colloquio con successo? Innanzitutto scegliere e affidarsi a professionisti specializzati. Ogni società di recruitment è strutturata in modo diverso, in funzione di precise nicchie di specializzazione, settori di riferimento, funzioni e seniority. Occorre quindi capire quali società seguono il mercato e il segmento di carriera in linea con le proprie ambizioni. Inoltre, i manager devono essere consapevoli del fatto che non basta avere una eccellente relazione con un head hunter e un profilo professionale di tutto rispetto per avere successo. Max Redolfi, Senior Partner di Page Executive, divisione boutique di PageGroup specializzata nella ricerca e selezione di top manager, propone un decalogo per creare una buona relazione con gli head hunter e superare i colloqui “a pieni voti”.

No alle candidature “a pioggia”

Evitare di rispondere a inserzioni non in linea, solo per tentare la sorte, o come scorciatoia per entrare in contatto col recruiter. La candidatura in risposta a una inserzione deve essere effettuata in modo mirato, e solo quando effettivamente si corrisponde alle caratteristiche richieste. Inoltre, evitare la candidatura spontanea. Se si viene contattati da un head hunter, poi, è conveniente non rifiutare mai un incontro conoscitivo, anche se non si è interessati alla posizione. Se si desidera mantenere la propria candidatura fresca nella memoria dei consulenti può essere utile seguire il loro profilo Linkedin o condividere informazioni di mercato interessanti e utili al loro aggiornamento.

Essere coerenti con la propria immagine social

La fase di selezione non si articola solo durante i colloqui. È importante per i manager essere attivi sui canali social di rilievo (LinkedIn e Twitter). Se si è degli utilizzatori passivi delle community è meglio dichiararlo apertamente, motivando le ragioni per cui è stata fatta tale scelta.

Ma è anche necessario fare in modo di sapere il più possibile sull’azienda che propone la posizione, comprendere se i valori dell’azienda sono in linea con i propri, informarsi sulla struttura interna. Oltre al sito web, ai social e alle newsletter aziendali è fondamentale quindi consultare i report annuali.

Puntualità, accuratezza e trasparenza

Anche nella fase del colloquio è necessario rispettare tutte le caratteristiche richieste a un manager: presentarsi con la massima puntualità, curare correttezza e accuratezza delle informazioni, non trascurare mai la chiarezza. Mostrare le competenze specifiche, ma non dimenticare di trasferire il carisma manageriale. Per fare colpo con il selezionatore descrivere come si applichino nel quotidiano attitudini come il problem-solving e la leadership.

E non “andare a braccio”. Il colloquio è sempre un momento di tensione, e la preparazione è fondamentale per un colloquio dal buon esito.

Ovviamente, non essere insistenti. Non è di alcuna utilità mostrarsi offesi o insoddisfatti se non si viene considerati fra i candidati finali, o si viene scartati. Piuttosto, discutere le motivazioni che hanno portato al fallimento, in modo da evitare gli stessi errori in futuro.


2018, l’anno più caldo in Italia

Questa estate abbiamo tutti sofferto l’afa, dal Nord al Sud dello Stivale, per lunghe settimane. Ora a conferma delle temperature bollenti arrivano pure le statistiche, che affermano che il 2018 si avvia a diventare per l’Italia l’anno più caldo da almeno due secoli. La stima provvisoria dell’anomalia della temperatura media in Italia, stando ai dati aggiornati fino al mese di ottobre compreso, configura il 2018 come l’anno più caldo di tutta la serie storica di dati controllati ed elaborati dall’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. “In base a studi che ricostruiscono il clima in un passato più remoto, si può affermare che in Italia l’anno in corso risulta essere l’anno più caldo da almeno 2 secoli circa”, rileva l’Istituto.

Cambia il cima? Arrivano eventi meteorologici estremi

“Nel quadro globale di mutamento climatico – continua l’Ispra – nel mese di ottobre l’Italia è stata teatro di una serie di eventi meteorologici estremi che hanno investito tutta l’Italia e che hanno determinato gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del nostro Paese. In particolare, il 19 ottobre una serie di eventi temporaleschi molto intensi ha colpito la Sicilia orientale, causando alluvioni e gravi danni alle abitazioni, alle strutture e al territorio di una vasta area, soprattutto in provincia di Catania”. L’elemento che ha creato maggiore impatto è stato dapprima il vento che il 29 e 30 ottobre ha soffiato costantemente con forte intensità dai quadranti meridionali. “Diverse stazioni meteorologiche della rete nazionale hanno registrato velocità del vento dell’ordine di 100 km/h con raffiche fino a circa 180 km/h in montagna (Monte Cimone) e tra 140 e 150 km/h sul mare (Capo Carbonara e Capo Mele). Localmente, le reti regionali hanno rilevato valori di velocità del vento anche superiori, con raffiche fino a più di 200 km/h”, segnala l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Mesi di piogge abbondanti

Le piogge sono cadute abbondantemente su quasi tutto il territorio nazionale, con tempi e intensità diverse nelle varie regioni. Le precipitazioni cumulate giornaliere più elevate sono state registrate nelle zone prealpine, con valori di oltre 400 mm in Friuli Venezia Giulia e di oltre 300 mm in Liguria, Veneto e Lombardia. Una sintesi di dati e informazioni meteo climatiche sugli ultimi eventi del clima in Italia è stata trasmessa dall’Ispra all’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), che sta curando la redazione del ‘Wmo Annual Statement on the Status of the Global Climate in 2018’.


Mobilità sostenibile, in testa Parma

La città più ecomobile d’Italia è Parma ed è anche una delle prime città ad aver approvato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile. La mappa delle città ecomobili è il frutto del dodicesimo Rapporto ‘Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città’, elaborato da Euromobility con il patrocinio del ministero dell’Ambiente. Se Parma è la regina di questa particolare classifica, anche le altre città che seguono nella hit si collocano tutte al Nord. Dopo Parma, infatti, al secondo e terzo posto ci sono Modena e Venezia, al quarto si colloca Brescia, seguita da Padova e da Torino. Cagliari – unica della top ten a non essere nel centro Nord – si conquista un ottimo settimo posto. Completano infine le prime dieci posizioni Bologna, Verona e Modena. Roma perde alcune posizioni e si attesta soltanto al 23esimo posto. In fondo alla classifica della mobilità sostenibile si collocano Catanzaro e poco più si piazzano Potenza e Campobasso.

Aumenta il tasso di motorizzazione in città

Aumenta il tasso di motorizzazione nelle maggiori 50 città italiane e i veicoli sono soprattutto a basso impatto, principalmente Gpl, che raggiungono complessivamente il 9,46% del parco nazionale circolante. Crescono anche le vetture ibride ed elettriche, che aumentano del 45%. Risultano invece poco utilizzati i veicoli a metano (2,49%). Si inverte di nuovo il trend per la qualità dell’aria che, dopo il netto miglioramento del 2016 causato da condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli, torna a far registrare un leggero peggioramento: 20 città rispettano tutti i limiti di normativa, contro le 23 del 2016. Un passo indietro, insomma.

Luci e ombre per la mobilità condivisa

Mentre appaiono al palo i servizi convenzionali, cioè quelli in cui l’utente preleva e riconsegna i veicoli in parcheggi ben definiti, risultano in espansione (con qualche eccezione) quelli ‘a flusso libero’, in cui il prelievo e la riconsegna possono avvenire in qualsiasi punto all’interno dell’area cittadina prevista dal servizio.

Servono misure più coraggiose

“Questo dodicesimo Rapporto – sottolinea Lorenzo Bertuccio, presidente di Euromobility – conferma ancora una volta che occorrono misure ben più coraggiose e strutturali di quelle fin qui messe in campo dal governo e dai nostri amministratori. La qualità dell’aria non accenna a migliorare e, come se non bastasse, non diminuisce neppure il numero di morti sulle strade delle nostre città. E nonostante la mobilità condivisa, continua a crescere il numero di automobili in circolazione e ci allontaniamo sempre di più dall’Europa”.


Cybercrime in crescita: sarà sempre più “mirato”

In pieno sviluppo le violazioni dei sistemi informatici e nel futuro le offensive cyber potrebbero essere sempre più aggressive. I criminali informatici “stanno adottando nuove tecniche per colpire le loro vittime a un ritmo senza precedenti” e sono costantemente alla ricerca di “metodi per evitare il rilevamento” da parte delle forze deputate al contrasto di queste attività. L’allarme è contenuto nell’ultimo rapporto sul cyber crime dell’Europol, Ufficio Europeo di Polizia presentato nei giorni scorsi a Singapore e pubblicato dall’agenzia Askanews.

Non più solo attacchi random

In futuro il ransomware, il cosiddetto ‘virus del riscatto’ che blocca il funzionamento del computer fino a quando non viene versata la somma per riprendere il controllo del proprio device, in futuro sarà meno utilizzato. L’attenzione dei cyber criminali si sposterà da attacchi random a offensive sempre più mirate contro compagnie e società. Ci si aspetta un incremento dei malware, software che alterano il funzionamento del computer studiati anche per il mobile, visto il crescente utilizzo di dispositivi portatili. I cyber attacchi saranno, inoltre, sempre più difficili da rilevare, anche perché è in crescita l’uso di malware che non hanno bisogno dell’apertura di file per infettare un dispositivo. Insomma, lo scenario è davvero preoccupante e la possibilità di essere “attaccati” cresce con l’aumento dei dispositivi tecnologici.

Meglio pagare il “riscatto” che la multa?

Un altro punto riguarda il Gdpr, Regolamento Generale Protezione Dati Personali. Il nuovo regolamento Ue in tema di protezioni dati richiede che le violazioni siano segnalate entro 72 ore. I criminali potranno tentare di estorcere denaro alle organizzazioni violate. E anche se questo fenomeno non è nuovo, è possibile che le aziende hackerate preferiscano pagare un “riscatto” più piccolo a un cyber criminale per la mancata divulgazione rispetto alla multa che potrebbe essere imposta dalle autorità.

Proseguono le frodi in ambito finanziario

Proseguiranno ancora le intrusioni che hanno come scopo l’acquisizione illegale di dati per vari scopi – incluse le frodi finanziarie – così come gli attacchi DDos, Denial of Service ossia la negazione del servizio. In ambito finanziario, rileva l’Europol, i criminali continueranno ad abusare delle criptovalute, spesso utilizzando – ad insaputa della persona o dell’azienda colpita – la potenza di elaborazione delle macchine infette per estrarre la moneta virtuale. Intanto le attività di contrasto dell’Europol hanno riguardato anche altri reati noti da tempo ma non per questo meno pericolosi: skimming, frodi telematiche e pedopornografia


Commercio on line, in Lombardia cresce del 9%

Ottime performance delle imprese lombarde attive nell’e-commerce. Nella regione, infatti, cresce sensibilmente il settore, con un incremento di imprese e addetti. Tradotto in cifre, si tratta di un balzo in avanti del 9% rispetto al 2017. Le imprese del settore sono 3mila, per complessivi 6mila addetti in Lombardia.

I dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati del registro delle imprese, il commercio on line in Lombardia e in Italia nel 2018 mette a segno un +9% rispetto al 2017 e raggiunge quota 3.142 imprese attive in regione e 17.432 nel Paese. Una crescita che diventa +58% per la Lombardia e +68% per l’Italia considerando gli ultimi cinque anni con il settore che impiega quasi 6 mila addetti in Regione su 26 mila a livello nazionale, il 23% del totale.

Milano prima per imprese in Lombardia

Milano è prima con 1.378 imprese e quasi 4 mila addetti, seguita da Brescia (383 imprese), Bergamo e Monza Brianza (con circa 300 imprese ciascuna). Brescia è anche il territorio dove giovani (25,6%) e stranieri (12,5%) pesano di più sul settore.

Il panorama nazionale

Sono 17.432 le imprese specializzate in Italia nel settore del commercio online e crescono del 9% in un anno e del +68% in cinque anni. Quasi un’impresa su quatto tra chi si occupa di vendita su internet è giovane (24%) e circa il 10% è in mano a imprenditori nati all’estero. Le imprese del commercio online danno lavoro a 26 mila addetti concentrati in Lombardia (23%), Lazio e Umbria (10% ciascuna). Se Roma è prima per imprese (1.523 sedi) seguita da Milano (1.378), Napoli (1.283) e Torino (700), Milano concentra il maggior numero di addetti (quasi 4 mila) seguita da Perugia (2.563), Imperia è prima per peso degli imprenditori nati all’estero (33%) e Potenza per peso delle imprese giovani (48%).

Per le controversie c’è il servizio della Camera Arbitrale

Per le controversie legate agli acquisti su Internet – così come per tutte le altre controversie di consumo – c’è RisolviOnline, il servizio di online dispute resolution dalla Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Le richieste ricevute e gestite in 16 anni tra B2B, B2C, C2B e C2C sono state 932. Le controversie riguardano soprattutto l’acquisto di vestiario e accessori, l’annullamento di voli aerei e pacchetti turistici in generale. RisolviOnline è uno dei providers accreditati presenti sulla piattaforma europea ODR – online dispute resolution della Commissione Europea che riguarda controversie C2B tra consumatori e fornitori dell’Unione Europea.