Italiani al ristorante: uno su due è più attento alla pulizia che al cibo

Più che il menù vince l’igiene. Ecco, in estrema sintesi, quello che gli italiani sembrano apprezzare maggiormente nella scelta di un ristorante. Per identificare le leve che guidano i nostri connazionali nella scelta di un locale e soprattutto nelle decisioni di tornarci in futuro, arriva uno studio condotto da Astra Ricerche per conto di un’azienda leader nel Pest Control e nei servizi per l’igiene.

Pulizia l’aspetto vincente

Per pranzare o cenare fuori, gli italiani preferiscono la pulizia del locale (45,6%) alla qualità del cibo e delle bevande (28,6%) o agli standard del servizio (13,1%). A sorpresa il rapporto qualità/prezzo e la posizione del locale non sono fattori predominanti, confermato dal fatto che solo l’11,3% degli intervistati mette in primo piano la qualità vantaggiosa della loro esperienza, e solo un 1,3% l’ubicazione della location. I piaceri della gola, quindi, non prevalgono rispetto ad altri aspetti, l’igiene in primis: pochi italiani, soltanto il 18,4%, ritornerebbero in un locale poco pulito nonostante l’ottima cucina, e solo il 12,2% lo consiglierebbe ad un amico o conoscente.

Igiene sì, ma come e dove?

Ma quali sono i punti chiave espressi dagli intervistati quando si parla di igiene nei locali pubblici? Più del 75% degli italiani dichiara di ritenere inaccettabile la scarsa pulizia nelle aree di preparazione del cibo, il 70% non sopporta le stoviglie sporche, oltre il 66% salta sulla sedia per la presenza di capelli nel piatto e ben il 62% teme la presenza di insetti, soprattutto le donne (68%) e i giovani (18-24enni). Ben il 31,4% reputa irritante una scarsa pulizia dei servizi igienici o la presenza di cattivi odori (45%).

Italiani meno preoccupati per possibili intossicazioni

Anche se l’igiene ha un ruolo rilevante nella scelta degli italiani in fatto di locali pubblici, il timore di poter incappare in un’intossicazione alimentare non è poi così diffuso. Tra gli intervistati, solo il 37% afferma di valutare questo rischio quando mangia fuori casa. Il 65% dei nostri connazionali, invece, ha paura che nelle aree in cui si prepara e si conserva il cibo ci siano degli insetti.  Sul tema “insetti indesiderati” si dimostrano più sensibili le donne e i giovani. Il 73% delle donne e il 71% degli intervistati tra i 18 e il 24 anni risultano infatti preoccupati per la loro presenza nei locali. Un italiano su due tra i 25 e 35 anni si dimostra invece disponibile a chiudere un occhio in tal senso.

Locale sporco? Fioccano le recensioni negative

Se in un ristorante si incappa in sporcizia o peggio ancora in insetti, il 43% del campione afferma che racconterà la propria brutta esperienza ad amici e conoscenti e un ulteriore 35% annuncia che scriverà recensioni e commenti negativi sul web.


Investimenti pubblici, crollo verticale. Ma nel 2017…

Investimenti pubblici ahi ahi ahi, per citare una celebre pubblicità televisiva  di qualche anno fa. Almeno per quanto riguarda il nostro Paese, purtroppo. Dal 2005 al 2017, ha comunicato l’Ufficio studi della Cgia, la contrazione è stata del 20%; ma rispetto al 2009, la massima vetta registrata prima del tempo della crisi, la caduta è stata notevolissima:  -35%. In base ai dati registrati dagli analisti della Cgia, nessun altro indicatore economico ha visto una crollo percentuale tanto significativo.

Bruciati 18,6 miliardi di euro di investimenti

Tradotto in soldoni, in termini nominali questa pesante contrazione rappresenta una perdita di 18,6 miliardi di euro di investimenti in otto anni. Tuttavia, qualche buona notizia non manca, per fortuna. Rispetto al 2016 sembra che la tendenza si sia leggermente invertita. La Nota di aggiornamento del Def, resa nota in queste settimane, indica che nel 2017 l’ammontare complessivo della spesa per investimenti nel settore pubblico dovrebbe raggiungere i 35,5 miliardi di euro.

A livello territoriale le maggiori contrazioni sono al Nordest

Come riporta l’agenzia di stampa AdnKronos, a livello territoriale gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 2015 e includono anche quelli realizzati dal Settore pubblico allargato (Spa), ovvero dalle imprese pubbliche nazionali (Posteitaliane, Gruppo Ferrovie dello Stato, Terna, Aci, Gestore servizi elettrici, ecc.) e da quelle locali (Municipalizzate, Consorzi di Enti locali, etc.). Se tra il 2005 e il 2015 gli investimenti del Settore pubblico allargato in conto capitale sono diminuiti a livello nazionale del 23% (pari a -13,3 miliardi di euro), la ripartizione territoriale che ha registrato la contrazione più significativa, segnala ancora l’Ufficio studi della Cgia, è stata il Nordest che ha subito un “crollo” valutabile in 5,3 miliardi di euro (-37,4 per cento). Friuli Venezia Giulia (-51,1 per cento), Piemonte (-44,9 per cento) ed Emilia Romagna (-41,9 per cento) sono state le regioni che più hanno patito questa caduta libera.

L’unica area che “tiene” è il Mezzogiorno

Niente di buono anche sul fronte del Nordovest (-32,2%) e del Centro (-27,6%): entrambe le aree territoriali registrano cali decisamente consistenti. L’unica macro area che ha ottenuto risultati positivi è stata il Mezzogiorno (+419 milioni di euro pari al +2,7%). In un quadro certamente non roseo, alcune regioni del Sud Italia hanno visto delle buone performance: la Puglia (+20,3%), la Basilicata (+24,3%), la Calabria (+38,1%). Bene anche per l’Abruzzo (+57%), che ha però beneficiato degli interventi pubblici destinati alla ricostruzione post terremoto.


Televisori, addio? In calo le vendite di apparecchi TV

Fine di un amore fra italiani e apparecchi TV? Forse. Negli ultimi anni, infatti, il trend di vendita degli apparecchi televisivi è stato in discesa, come rivela un recente studio condotto dall’istituto di ricerca Gfk. Questi i numeri: un 10% di televisori in meno venduti nel periodo genio-luglio 2017 rispetto l’analogo periodo del 2016. E, tutto sommato, da noi le cose vanno anche bene: in Francia, sempre secondo la stessa società di ricerche., il crollo è stato addirittura  del 46%.

Anche se siamo ancora lontani dalla disaffezione, l’andamento delle vendite dell’elettrodomestico più amato dagli italiani parla chiaro: -12,2 per cento nel 2015, un lieve aumento nel 2016 (+3,7) probabilmente dovuto ai campionati di calcio, dicono gli analisti. E poi di nuovo giù. La bella notizia, se così si può dire, è che aumenta il prezzo medio dell’apparecchio acquistato: dai 364 euro del 2015 ai 370 del 2016, fino ai 387 del 2017. Non abbastanza per contrastare la contrazione del giro d’affari, sceso come le vendite: -11,4% nel 2015, poi +5,6 nel 2016 e -5,8 del 2017).

Pochi televisori, tanta televisione

“Il crollo delle vendite è l’effetto di quella che da anni chiamiamo la televisione in qualunque momento e ovunque” ha detto Romana Andò, sociologa della comunicazione alla Sapienza e coordinatrice con Alberto Marinelli dell’Osservatorio Socialtv. “La moltiplicazione degli apparecchi di accesso e degli operatori dei servizi fa sì che oggi si consumino più contenuti, ma non soltanto negli spazi domestici tradizionali e nei tempi canonici della visione”. Ovvero, adesso ci sono i grandi servizi di streaming a fornire contenuti di qualità a tutte le ore del giorno e della notte, spesso rilasciati in contemporanea sui principali mercati televisivi del mondo.

Ancora focolare o no?

Nel nostro immaginario, il televisore è l’apparecchio dove la famiglia si ritrova per guardare insieme un programma o per tifare la squadra del cuore. E’ e sarà così ancora?  “Lo schermo televisivo non ha perso questa funzione, sebbene oggi coesistano esperienze di visione assai diversificate rispetto ai tempi, ai luoghi e ai rituali di consumo. L’apparecchio tv tradizionale continua a mantenere il primato tra gli schermi con cui consumare contenuti televisivi: secondo i dati dell’Osservatorio sul 2016, il 74% del campione usa sempre o spesso la tv principale dell’abitazione, soprattutto per tempi di visione che superano l’ora. Non va sottovalutata, infine, la presenza di schermi che garantiscono una condivisione più elettiva, con parenti, amici, compagni o persino sconosciuti ai quali, però, ci unisce la passione per un determinato contenuto. Ricreando così un focolare attorno al quale trovarsi non necessariamente in presenza, ma altrettanto coinvolgente” spiega la sociologa Andò.


Email dei dipendenti, l’Europa fissa i limiti sui controlli

Può il datore di lavoro controllare la mail dei propri dipendenti o le loro attività su web? In sintesi, l’uso improprio di posta elettronica e Internet, può essere motivo di provvedimenti e addirittura di licenziamento? Sempre meno, e con limitazioni stabilite da un tribunale internazionale. La Corte europea dei diritti umani, infatti, ha sancito attraverso una sentenza definitiva che la privacy del lavoratore va sempre e comunque tutelata.

La sentenza si riferisca a un caso in Romania

La sentenza della Corte di Strasburgo, ha condannato in via definitiva la Romania per non aver difeso a sufficienza i diritti di un lavoratore licenziato a seguito di un controllo di email e e relativo contenuto da parte del suo superiore. I giudici della Corte europea hanno sentenziato che i tribunali del paese non si sono assicurati che la privacy del dipendente fosse protetta da eventuali abusi da parte del datore di lavoro. Per il tribunale europe, si tratta della violazione dell’articolo 8 “sul diritto al rispetto della vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza”.

Account per uso anche personale?

I fatti si riferiscono al periodo 2004-2007 e riguardano un lavoratore romeno, un ingegnere, che su richiesta del suo datore di lavoro – un’impresa privata – aveva creato una mail con un account gratis per gestire contatti e corrispondenza con i clienti. Nel 2007 nell’azienda viene diffusa una circolare che avere che, in caso di uso improprio di mail, forocopiatrice e fax, il personale potrebbe essere licenziato. Cosa che accade all’ingegnere.

Quando si può “spiare”

Strasburgo afferma che per determinare la legittimità dell’accesso e del controllo delle comunicazioni di un lavoratore, le singole autorità nazionali devono stabilire se il lavoratore ha ricevuto dal suo datore di lavoro una notifica sulla possibilità che l’azienda prenda misure per controllare la sua corrispondenza e altre comunicazioni, e su come queste misure saranno messe in atto, e il loro scopo. La notifica, quindi, deve essere chiara e soprattutto deve anticipare i controlli stessi, che altrimenti vanno a violare la privacy individuale. Senza una comunicazione precisa e puntuale, quindi, il datore di lavoro non può accedere alle comunicazioni del dipendente e al loro contenuto.

Intromissione parziale

Ancora, i giudici della Corte europea hanno stabilito che l’eventuale sorveglianza da parte del datore di lavoro non può allargarsi ad ambiti oltre a quelli precisati nella notifica. In sintesi, si sancisce che “Un datore di lavoro non possa ridurre a zero la vita sociale privata di un impiegato. Il diritto al rispetto per la vita privata e la privacy della corrispondenza continua a esistere anche se sono previste delle restrizioni sul posto di lavoro”.


I cinque pilastri di un negozio e-commerce di successo

L’e-commerce nel 2016 è cresciuto del 10% in Italia, registrando un volume d’affari di oltre 30 miliardi di euro. Ciò non vuol dire che basta aprire un negozio online per vendere in automatico, e neanche che i negozi virtuali non possano chiudere proprio come quelli sulle strade delle nostre città. Se non si seguono una serie di regole tecniche, commerciali e di mercato, il rischio di una saracinesca virtuale abbassata si fa concreta. Ecco quali sono i cinque pilastri che sorreggono il successo di un e-shop. Se un pilastro soltanto viene trascurato senza intervenire per tempo, c’è il rischio che l’intero ‘castello virtuale’ venga giù, quindi attenzione ad ogni scelta.

  1. Definire il perimetro operativo di un negozio e-commerce. Già, qual è il vero confine di un e-shop? Si esaurisce nella virtualità, nella facilità della raccolta degli ordini? Assolutamente no, e chi vende online deve pensare a due aspetti poco virtuali come un magazzino e un corriere per ottimizzare le consegne. Del magazzino sarebbe meglio essere i proprietari, perché questo è un fattore che velocizza e migliora la qualità del servizio. Il corriere va invece scelto in base all’affidabilità non solo per assicurare tempestività nella consegna, ma anche per garantire l’integrità dei colli e la corretta destinazione della merce.
  2. L’interfaccia è un importante biglietto da visita. Se il primo dei cinque pilastri cade fuori la virtualità del negozio e-commerce, questo secondo pilastro caratterizza la facciata del nostro negozio virtuale. Ordine, intuitività e facilità d’interazione sono le priorità, da ricercare attraverso una grafica ben eseguita. È bene studiare soluzioni efficaci per consultare il catalogo, posto sempre in evidenza. Non devono poi mancare foto e recensioni dei prodotti nuovi o di punta.
  3. Scegliere accuratamente la gamma prodotti. Già, altrimenti il nostro edificio rischia di risultare poco omogeneo, con ghirigori che non fanno altro che confondere il visitatore. Bisogna in qualche modo specializzarsi puntando, ad esempio, a prodotti di nicchia o a un’offerta ben caratterizzata, evitando d’inserire ogni tipo di prodotto che viene voglia di vendere.
  4. Un luogo d’interazione. Se questo pilastro regge, i visitatori saranno a loro agio all’interno del negozio virtuale, iscrivendosi alla newsletter, cercando un dialogo diretto con l’azienda per ottenere sconti, premi e regali. Generare feedback da parte degli utenti è la precisa mission di un e-shop. Abbattere i normali prezzi di listino e premiare i clienti (anche con informazioni tempestive, ad esempio l’arrivo in magazzino di un prodotto precedentemente ricercato) è quasi un dovere.
  5. Se un negozio tradizionale ha bisogno di una location nota per farsi trovare, come ad esempio il centro città, un negozio virtuale ha bisogno di parametri Seo che lo spingano nelle posizioni di rango dei diversi motori di ricerca. Non si perda troppo tempo col fai da te, meglio affidarsi a figure specializzate, veri ‘architetti dell’indicizzazione’.

Sharing mobility, in Italia è destinato a crescere

Partire dai reali bisogni e condividere con gli altri i consumi, con formule che rendono vantaggioso a se stessi e alla più ampia collettività il riuso dei beni. È questa una definizione possibile di sharing economy o ‘economia della condivisione’, che anche in Italia, grazie al progredire del web e dell’accessibilità a determinate piattaforme tecnologiche, cresce nel segno della convenienza e del fare community. Oggi si può scegliere di lavorare in un coworking, partecipare a un progetto attraverso il crowdfunding, compiere gli acquisti attraverso il social shopping e cenare in un home restaurant.

In un paese come l’Italia, dove il trasporto su gomma ha primeggiato sulle altre forme di trasporto passeggeri, inediti scenari li apre la sharing mobility, che da qualche anno sta differenziando l’offerta nelle principali città italiane: Milano, Roma, Torino, Firenze e Palermo. Secondo dati della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, almeno un milione di italiani ha provato almeno una volta un servizio di sharing mobility. L’identikit è quello del giovane abituato a connettersi attraverso lo smartphone, attivare il servizio tramite un’app e pagare con carta di credito. I detrattori di queste nuove formule di mobilità sembrano essere i tassisti, con qualche rilevante caso di adeguamento al mutato scenario di mercato.

Quanto ai servizi attivi in Italia, il più semplice, leggero e pulito è il bike sharing, che ha coinvolto nel 2016 circa 200 mila utenti nelle principali aree metropolitane, consentendo una scelta tra bici tradizionali (city bike, mountain bike), a pedalata assistita o elettrica. Meno diffuso è lo scooter sharing: Enjoy possiede una flotta di Piaggio MP3 a Milano, anche perché l’utilizzo tipico del noleggio condiviso avviene su tratti medi di 6 km (dati provenienti dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile), quindi lo scooter può rispondere a tali esigenze del consumatore. Il core business di Enjoy è tuttavia il car sharing, presidiato nelle principali città dalle Fiat 500 in livrea rossa della società controllata da Eni.

Già, la sharing mobility è un affare fiutato dalle grandi compagnie, decise a intercettare l’importante trend di mercato. Così nel car sharing opera anche Car2Go, riconoscibile dalla flotta di Smart bianche: la proprietà è riconducibile a Daimler, il gruppo automobilistico tedesco che oltre a Smart controlla Mercedes. Vi è poi la formula del car pooling, o passaggio condiviso. L’operatore più noto in Italia è BlaBlaCar, ed è sempre più apprezzato in caso di trasferimenti extraurbani. L’identikit del passeggero cambia, invece, nel caso di Uber: in Italia è presente solo con i servizi premium che prevedono grandi berline con autista, dunque gli utenti (circa 13 mila prenotazioni mensili) sono soprattutto businessmen e  turisti facoltosi.


Il piacere del caffè ogni volta che vuoi

Secondo recenti statistiche, circa il 30% delle famiglie italiane possiede una macchinetta per il caffè, a testimonianza del fatto che nessuno di noi è disposto a rinunciare al piacevole rapporto quotidiano con la nostra tazzina preferita. Il buon caffè delle capsule Lavazza a Modo Mio by Cialdamia.it rappresenta un’ottima alternativa alla tazzina del bar: grazie a queste pratiche capsule infatti, è possibile concedersi una piacevolissima pausa di gusto e relax in ogni momento della giornata, grazie ad un semplice gesto della mano. Queste ottime cialde vantano un grande assortimento di gusti, in grado di soddisfare le esigenze di tutta la famiglia, e regalano ad ogni sorso quella piacevolissima sensazione che si prova quando si assapora un caffè pregiato.

Esistono tantissime miscele differenti, adatte per ogni momento della giornata ed in grado di soddisfare le esigenze ed i desideri di ciascuno: si va dalle classiche qualità Oro o Crema e Gusto alla delicata miscela a Modo Mio Intenso o Passionale, dalla qualità Ginseng o Orzo per i più esigenti al gusto pieno della qualità Rossa. Le capsule Lavazza a Modo mio incontrano perfettamente i gusti di ciascuno e Cialdamia.it è lo shopping online giusto in cui fare rifornimento ai prezzi più bassi del web: qui trovi le tue capsule preferite, e puoi scoprirne tante altre dalle miscele ricercate e sorprendenti, approfittando al tempo stesso delle tante promozioni in corso. Ad esempio, puoi usufruire della spedizione gratuita per ordini di importo superiore a 100€ e registrandoti sul sito riceverai via mail appositi codici promozionali dalle condizioni vantaggiose.

Concedersi una buona tazza di caffè, cremoso e profumato come quello del bar, è quindi un piacere al quale nessuno è disposto a rinunciare, e le capsule Lavazza a Modo Mio sono il modo migliore per provare quella piacevole sensazione di benessere ogni volta che ti va.


Milano, che business. Crescono le attività imprenditoriali in città

Milano si conferma sempre più una metropoli dinamica, anche per quanto riguarda l’imprenditorialità. A Milano città, infatti, le attività imprenditoriali continuano a crescere: segnano infatti un ottimo +2% tra il 2016 e il 2017, superando quota 200 mila, in base i dati della Camera di commercio di Milano. L’aspetto interessante dell’indagine è la mappatura delle varie aeree della città, per capire così quali siano le zone che si sviluppano di più e quelle che invece segnano il passo.

Ancora, l’indagine evidenzia quali siano le tipologie di imprese più presenti nei vari quartieri, fra moda, shopping, cultura, turismo. In particolare, cresce la zona nord est, da piazzale Loreto e zona Centrale verso viale Monza e via Padova, con un complessivo +4% e circa 31 mila imprese in totale, seguita dal centro storico, che si conferma il cuore dell’imprenditorialità milanese con 51 mila attività (il 25,2% del totale, CAP 20121, 20122, 20123) e dalle zone che da Gallaratese vanno a Isola e Porta Nuova, tutte con crescita intorno al 2%. Con una crescita intorno al +2% le imprese nella zona di Quarto Oggiaro (20157) e a Corvetto (20139). Più contenuto, invece, l’exploit nelle zone dei Navigli, dove le imprese aumentano di circa l’1,7%. Per dare i numeri del fenomeno, la zona compresa tra Viale Monza, Greco e Bicocca cresce del +19% (cap 20126, circa 3 mila attività in totale). Le vie dell’area di Lambrate registrano un positivo +6% (cap 20134, oltre 2 mila imprese in zona) e l’area che si allarga dal quartiere Forlanini fino a Linate e e San Donato mette a segno un ragguardevole +5% (cap 20138, quasi 3 mila imprese). In numeri assoluti cresce invece la zona compresa tra Centrale, Repubblica e Buenos Aires con quasi 600 attività  in più (cap 20124, +4% e quasi 16 mila imprese, la zona che in città attrae di più dopo il centro storico).

Per quanto riguarda la tipologia merceologica delle imprese cittadine, anche in questo caso esiste una differenziazione a seconda delle zone urbane e dei quartieri. Nel centro città, spiccano come da tradizione moda, sport e cultura, mentre l’area Stazione Centrale e Buenos Aires è l’epicentro della movida, dello shopping e del turismo. Il cuore storico di Milano vince su tutti per quanto riguarda il settore cultura con il 10%, mentre il quadrilatero della moda, insieme a Brera e in nuovo quartiere smart di Porta Garibaldi, è l’anima pulsante della moda e del design.

Fonte dati: Camera di Commercio di Milano


Si ragiona con le idee regalo by Viceversa

Per un’idea regalo davvero apprezzata, originale e creativa al tempo stesso, cosa è meglio di un accessorio da cucina da utilizzare tutti i giorni? Su Viceversa non hai che l’imbarazzo della scelta per fare la felicità di chi ama questo ambiente di casa così rappresentativo della nostra personalità e delle cura che abbiamo verso noi stessi. La cucina rappresenta infatti la convivialità, lo stare insieme, il preparare insieme le pietanze da servire in tavola e tutto ciò che di bello si esprime tra una portata e l’altra. Perché dunque, non scegliere un utensile originale ed utile al tempo stesso? Prova a pensare ai tanti accessori per il vino presenti su Viceversa: bellissimi calici ma anche decanter, versatori, originali tappi per lo champagne e cavatappi particolari, per fare un esempio. Chi non farebbe salti di gioia ricevendo un regalo simile, nell’attesa di poter utilizzare il tutto al prossimo aperitivo in casa con gli amici?

È una magnifica idea regalo che va davvero di moda in questo periodo, ma se sei orientata su un altro tipo di accessorio, le opzioni a tua disposizione su Viceversa.it sono ancora tante. Potresti optare per un delizioso spremiagrumi elettrico dal design accattivante, con base antiscivolo e beccuccio antisgocciolamento, perfetto per concedersi una fresca e salutare spremuta in pochi secondi. In alternativa potresti scegliere anche delle simpaticissime tazze da colazione oppure originalissimi accessori da cucina quali grattugie, macina pepe e portauova dal design creativo e innovativo. Certamente il tuo regalo produrrà l’effetto di stupore e felicità che desideri in chi lo riceverà, e avrai la soddisfazione d’aver fatto un regalo veramente azzeccato e gradito. Concludi tranquillamente il tuo acquisto e paga con il metodo a te più comodo, riceverai la merce direttamente a casa in un paio di giorni.

E per quanto riguarda il profilo Facebook? Beh, finalmente possiamo parlare di un profilo gestito in modo appropriato. Rispetto ai due articoli delle scorse settimane, Viceversa presenta una pagina decisamente elegante e piacevole, con post ben scritti e concetti che possono interessare il target di riferimento. Le immagini sono belle, il brand sempre riconoscibile, ed il livello di interazione, unitamente al blog (blog.viceversa.it) decisamente superiore alla media. Bene, avanti così!


Qualche miglioramento…

L’RSPP, o meglio il responsabile servizio prevenzione, riveste un ruolo di grande importanza all’interno di qualsiasi realtà aziendale, in quanto deve occuparsi di apportare tutte quelle soluzioni in grado di tutelare la sicurezza dei lavoratori nello svolgere le normali attività lavorative. Si tratta di una figura alla quale le aziende sono chiamate obbligatoriamente a provvedere, ed è un ruolo che può essere assunto anche dal datore di lavoro dopo aver effettuato la relativa formazione. Si tratta di un compito che comunque richiede grande applicazione ed il partecipare a frequenti corsi d’aggiornamento per essere sempre in linea con quanto previsto dalla normativa vigente. Questo è il motivo che il più delle volte induce le aziende ad affidare questa tipologia di incarico ad un professionista esterno, in grado di apportare le soluzioni necessarie a garantire la piena sicurezza a tutti i lavoratori, sollevando il datore di lavoro da questo incarico e consentendogli di dedicarsi a tempo pieno al proprio lavoro.

Affidarsi ad un RSPP esterno significa usufruire delle prestazioni di un professionista che conosce bene la materia e che consentirà a tutti di poter svolgere in maniera più serena le proprie mansioni, con la certezza che sia stata adottata ogni possibile precauzione per preservare la salute di ogni singolo dipendente. Area81 è una azienda che si occupa di corsi e consulenza sulla sicurezza sul lavoro, e propone un servizio di RSPP esterno ideale per tutte quelle aziende che hanno deciso di allinearsi a quanto previsto dalla normativa vigente in tema di sicurezza e che non hanno ancora individuato il professionista giusto cui affidare questo compito.

Bene, ora che abbiamo illustrato cosa fa l’azienda e quale sia l’importante ambito nel quale opera, tra gli altri ovviamente, passiamo ad un breve e sintetico commento sulla presenza Facebook: tutto sommato non malaccio. Ci sono articoli originali e richiami ad altri di interesse pubblico, ed i temi trattati sono opportuni e presentati in modo che non definiremmo malvagio. Tuttavia, notiamo un livello di interazione decisamente limitato, probabilmente dovuto ad un tasso di visione dei post molto basso: coraggio Area81, investi in sponsorizzazioni e continua così!